
L’ultima missione: Project Hail Mary (Project Hail Mary, tratto dal romanzo omonimo del 2021 di Andy Weir) arriva nelle sale italiane il 19 marzo con Eagle Pictures in seguito a una timida, se non timidissima, promozione.
Dopo la première a Londra, verrà rilasciato anche negli Stati Uniti il 20 marzo, ma in Italia la sensazione è che l’uscita del film sia passata quasi in sordina, da chiedersi il perché data la regia firmata da Phil Lord e Christopher Miller (Spider-Man – Un nuovo universo) e i protagonisti Ryan Gosling (Barbie, La La Land) e Sandra Hüller (Anatomia di una caduta, La zona d’interesse). Merito però di questa scarsa pubblicità è essere ripagati dalla sorpresa dopo la visione: L’ultima missione: Project Hail Mary è un film d’avventura sci-fi che riesce ad essere drammatico e divertente, malinconico e coinvolgente, e che racchiude una storia d’amicizia così tenera da ricordare il più bello dei film Pixar, o quello dei nostri sogni, in cui Ryan Gosling diventa il miglior amico di un alieno fatto di roccia.
E dopo tutto questo, tra tenerezza interstellare e momenti buddies da manuale, arriva anche il drammatico destino di un mondo che sta morendo, il nostro per la precisione.
Da professore ad astronauta
Ryland Grace (Ryan Gosling) è un insegnante di scienze che si sveglia su un’astronave lontano da casa anni luce e senza alcun ricordo di chi sia o di come sia arrivato lì. Con il riaffiorare della sua memoria, torna alla luce lo scopo della sua missione: risolvere l’enigma della misteriosa sostanza che sta causando il collasso del Sole.
Dovrà fare affidamento sia sulle sue conoscenze scientifiche che sulle sue capacità di pensare fuori dagli schemi per salvare dall’estinzione la vita sulla Terra, senza però sapere come si pilota una nave spaziale o come tornare effettivamente a casa, missione praticamente impossibile non disponendo del carburante che servirebbe per il viaggio di rientro sulla Terra. Durante questa impresa entrerà in contatto con un’altra nave spaziale, anche questa abitata da un solo superstite: un alieno, che Grace chiama Rocky, per la sua composizione rocciosa.
Il contatto tra i due sembra un sogno impossibile, e invece la capacità di trovare un modo di comunicare segna l’inizio di una collaborazione tra geni, entrambi dispersi con poche possibilità di sopravvivere e con la mente rivolta al ricordo di casa.
Tutto il bello del potenziale umano
L’aspetto fantascientifico de L’ultima missione: Project Hail Mary è valido, credibile, questo perché ha una regia che porta lo spettatore a un passo dalle stelle, lo fa viaggiare vorticosamente sballottandolo e ribaltandolo, lo pone al centro dell’azione, con più o meno le stesse possibilità di farcela che ha il protagonista. Ad essere però veramente incisiva (apparentemente anche sdolcinata ma chissenefrega, esaurirete i fazzoletti) è lo sviluppo della sfera emotiva, che porta lentamente alla luce l’essenza di un personaggio tutt’altro che superficiale.
Quando Grace parte non lo fa per sua volontà, viene spedito in una missione più grande di lui, un po’ per fiducia e un po’ per disperazione. Non ha nessuno che lo aspetta a casa, l’unica cosa che gli manca davvero è il colore del mare, che cambia in continuazione, e la sua classe di studenti. L’incontro con l’altro è determinante, per la prima volta un’amicizia lo farà sentire parte di un tutto, un tutto da salvare a qualsiasi costo. Il cuore del film non è quindi l’ambientazione sci-fi bensì le potenzialità dell’animo umano, e la manifestazione più alta è proprio il legame con chi Grace riconosce come amico, anche se proviene da un pianeta lontano e fa fatica a capire l’umorismo dell’uomo.
In questo presente devastato (il nostro), Project Hail Mary, un mix tra The Martian, Interstellar e WALL•E, con la dolcezza di una narrazione comprensibile a qualsiasi età, ci dice: l’unica ricchezza che ci rimarrà è la nostra capacità di amare.

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Il potenziale di Ryan Gosling, che non ha avuto la carriera che meritava
Project Hail Mary è un film che Ryan Gosling regge da solo. Ci sono dei momenti in cui la sua memoria va a prima della partenza, dove c’è il resto dell’equipaggio, la donna che l’ha coinvolto nel progetto (Sandra Hüller), ma nello spazio è letteralmente solo, o meglio, in compagnia di una controparte aliena fatta praticamente di sasso e senza faccia. “Le facce sono sopravvalutate”, dice Grace a Rocky, e sono parole che risuonano anche a livello personale per la carriera dell’attore, che sicuramente non è stata quella che meritava.
Dopo le prove in Barbie e The Fall Guy, qualcuno si è accorto che Gosling sapesse fare proprio tutto, rivelando un potenziale comico inaspettato. Perfetto nel genere action e nel romantic drama, ha dimostrato di funzionare anche con un registro tragicomico come quello scritto per lui da Greta Gerwig, dove ridefinisce i parametri del (fragile) Ken contemporaneo. Gosling porta in Project Hail Mary quella stessa leggerezza, venata di ingombrante malinconia, pronta a sostituirsi all’aspetto da macho con le magliette strette e il pugno pronto. Sebbene inizialmente sembri quasi ridicola l’estetica da sexy professore e poi quella da derelitto in balia dell’universo, qualcosa riesce a scattare grazie alla naturalezza con cui entra nella parte, strappandoci più di un sorriso, commuovendoci senza pietà.
In breve
L’ultima missione: Project Hail Mary è una storia intrisa di speranza, che porta in scena un’amicizia adorabile ma anche un messaggio che faremo bene a tenere a mente, riguardante ciò che di più prezioso abbiamo, anche quando il mondo sembra collassare. Adatto a qualsiasi età, ve ne innamorerete. Stucchevole? Solo nella scena conclusiva che si poteva evitare ma che farà impazzire gran parte del pubblico dei più piccoli.
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