
Metafisica/Metafisiche è il progetto a cura di Vincenzo Trione, che mette in dialogo i maestri della Metafisica con gli “eredi” internazionali e con gli “allievi” del XX e XXI secolo. Una mostra, tre capitoli espositivi in tre grandi Musei milanesi, un programma multidisciplinare di iniziative per la città.
A Palazzo Reale oltre 300 opere dei protagonisti del gruppo storico nato a Ferrara nel 1917 e degli artisti contemporanei che, in Europa e in America, hanno assorbito atmosfere e soluzioni del movimento nel campo dell’arte, della fotografia, dell’architettura, del cinema, del teatro, del design, della moda, della letteratura, del graphic novel e della musica.
Al Museo del Novecento, negli Archivi Ettore e Claudia Gian Ferrari un approfondimento sul rapporto tra la Metafisica e Milano: viene indagato il legame, per certi versi sorprendente, tra alcuni protagonisti del gruppo guidato da de Chirico e la città, crocevia artistico e intellettuale, ma anche laboratorio di sperimentazione e dialogo tra le arti.
A Gallerie d’Italia, museo di Intesa Sanpaolo, in dialogo con le opere in caveau un omaggio a Morandi attraverso le fotografie di Gianni Berengo Gardin dedicate all’atelier bolognese del pittore.
La Grande Brera ospita infine a Palazzo Citterio un inedito omaggio di William Kentridge a Morandi che mette in luce l’eredità formale e concettuale dell’artista e recupera una pratica espressiva che fa del tempo, della memoria e del ritmo una materia visiva.
Il progetto, promosso dal Ministero della Cultura e dal Comune di Milano, è prodotto da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e Gallerie d’Italia, con la casa editrice Electa e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026. La mostra si avvale della collaborazione scientifica della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, del Museo Morandi, dell’Archivio Alberto Savinio e dell’Archivio Carlo Carrà.
Il percorso espositivo
Milano, 2026. Esistono mostre che si limitano a esporre oggetti e mostre che, invece, riescono a scardinare la percezione della realtà. Metafisica/Metafisiche, ospitata nelle sale solenni di Palazzo Reale, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Curata con rigore filosofico e lungimiranza critica da Vincenzo Trione, l’esposizione si pone l’obiettivo ambizioso di trattare la Metafisica come elemento benefico e indispensabile per la concezione visiva e percettiva di modernità.
Con oltre 400 opere che spaziano dalla pittura alla fotografia, dalla moda alla video-arte, il percorso si presenta come un labirinto di silenzi e ombre che trasforma il visitatore in un “esploratore” dell’ignoto.
Il viaggio inizia dove tutto ha avuto origine. Nel 1917, l’ospedale militare di Villa del Seminario a Ferrara. Qui, il destino fece incontrare Giorgio de Chirico e Carlo Carrà. La prima sezione della mostra è una ricostruzione filologica potente di quel momento aurorale.
Vedere le tele di De Chirico accanto a quelle di Carrà permette di cogliere una differenza fondamentale: se il Pictor Optimus è l’architetto del sogno, colui che costruisce spazi mentali impossibili, Carrà è il costruttore della solidità.
Proseguendo, la mostra compie un’operazione necessaria, dare il giusto rilievo ad Alberto Savinio e Giorgio Morandi. Savinio, il fratello “poligrafo” di De Chirico, introduce l’elemento del gioco e dell’ironia. Le sue figure ibride, rompono la solennità dechirichiana per introdurre una dimensione quasi favolistica e perturbante. Savinio è la prova che la Metafisica può essere anche rumorosa, colorata, grottesca. Morandi, al contrario, è il metafisico del quotidiano. In una sala che si potrebbe definire “il tempio del silenzio”, le sue nature morte appaiono come preghiere visive. Trione evidenzia brillantemente come Morandi non dipinga bottiglie, ma l’intervallo tra le bottiglie.
Il surrealismo e la sua pluralità
Il cuore pulsante della tesi curatoriale risiede nel plurale del titolo. La Metafisica non è rimasta chiusa nelle piazze d’Italia. Una sezione monumentale documenta il dialogo con il Surrealismo. È emozionante vedere come le intuizioni di De Chirico abbiano fecondato le menti di Salvador Dalí, e René Magritte.
Se per i Surrealisti l’inconscio era un’esplosione di desideri e paure, per i Metafisici era un ordine geometrico sospeso. Il confronto tra L’impero delle luci di Magritte e una Piazza d’Italia di De Chirico è uno dei momenti più straordinari della mostra, due modi opposti ma complementari di raccontare l’impossibile.
Non solo pittura, ma anche architettura, moda e design
La vera sorpresa di questa mostra è la capacità di uscire dai confini della storia dell’arte tradizionale. La Metafisica ha dato forma all’Italia reale.
Per quanto riguarda l’architettura, vi è una sezione dedicata ai modelli lignei e ai progetti del razionalismo italiano, e mostra come città come l’EUR a Roma o certe aree di Milano siano state concepite come quinte teatrali. Poi la moda, dove i manichini di De Chirico prendono vita negli abiti, e nelle linee pure di Fendi. La moda metafisica non veste un corpo, ma crea una statua. Il corpo umano scompare dietro la forma, diventando esso stesso un’architettura.
E il design, in cui la Metafisica viene concepita come un modo di abitare lo spazio che predilige la geometria e il mistero.
Dal Cinema alla Contemporaneità
Le ultime sale ci portano nel nostro presente. Qui la mostra diventa multimediale. Una grande installazione video esplora l’influenza della Metafisica sul cinema.
Non è solo il cinema di genere, colto, erotizzante come quello di Bertolucci, dove l’alienazione urbana è pura metafisica visiva, e le inquadrature sono impregnate di quel senso di attesa che, lo stesso De Chirico, aveva codificato nelle sue opere.
Metafisica/Metafisiche è una mostra interessante, affascinante, che ammalia, e concede attimi di evasione di pura bellezza; in un’epoca di iper-informazione, dove ogni immagine viene consumata in pochi secondi su uno schermo, questo “viaggio” esplorativo è propriamente la chiave giusta per accogliere, invece, tutto ciò che non si lascia consumare.
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