
L’Orvieto Cinema Fest 2025 torna dal 21 al 28 settembre 2025 con un ricco concorso internazionale di cortometraggi. Anche quest’anno ve lo raccontiamo su Framed Magazine con una selezione quotidiana di film in programma.
Qui i cortometraggi che abbiamo visto della seconda giornata di proiezioni di Orvieto Cinema Fest 2025.
Lima di Giulia Bettaglio – Sezione Nuove Visioni (Italia, 5′)
La Lima a cui fa riferimento il titolo del cortometraggio d’esordio di Giulia Bettaglio (anche sceneggiatrice con Elena Tonon), una produzione Noi Giovani Imola in competizione all’Orvieto Cinema Fest, non è la capitale del Perù, bensì l’omonima stazione della metropolitana di Milano lungo Corso Buenos Aires. Ed è il volto più aspro del capoluogo lombardo che ci mostra questo coming of age di iniziazione al furto come unica via per (soprav)vivere, fra le diseguaglianze e i ghetti della giungla urbana.
È Andrei, il più grande della coppia di protagonisti (interpretati da Matias Mandelli e Alexander Morla), a insegnare al più piccolo, Samba, come si fa. Il film si muove rapido e inquieto come loro, tra una macchina a mano sporca e febbricitante (la fotografia è di Mirko Parrini) e un montaggio (di Stefano Spolti) convulso come quello di un thriller. E la quotidianità dei due ragazzi un po’ lo è, come se Sciuscià fosse passato attraverso gli umori di Scerbanenco e de L’odio di Kassovitz, per sbucare in una eterna fuga alla Trainspotting, dove tutto riporta circolarmente all’inizio. Alla prossima stazione, nel treno di una città (e società) che implode fra le sue contraddizioni.
Il mondo a parte di Mauro Vecchi (Italia, 18′)
Costruisce mondi a parte, Dario (Marco Golinucci), ma è anche lui, fin dal titolo del corto di cui è protagonista, un Mondo a parte, mettendo in evidenza tutte le contraddizioni di una società ancora inadeguata a rispondere alle esigenze di chi ha la sua grave disabilità motoria, che gli impedisce di parlare e compiere buona parte dei movimenti. È grazie alla scrittura, mediante la Comunicazione Facilitata con l’operatrice Ada (Valentina Ghelfi), che il ragazzo può trasmettere agli altri la ricchezza e la vitalità, ma anche la rabbia e la frustrazione, del suo universo interiore.
Non per nulla, questo dramma familiare e sociale diretto Mauro Vecchi (e da lui scritto con Martino Vecchi), prodotto da Diaviva e in concorso all’Orvieto Cinema Fest, segue il filo di una costante ambiguità. È ambigua la villetta in mezzo agli alberi dove Dario vive con un padre amorevole che lo ha sempre aiutato a coltivare le sue passioni, dallo sci al nuoto. Ma quel rifugio è anche una bolla che rischia di scoppiare improvvisamente, quando al genitore viene diagnosticata una patologia cardiaca, e il figlio rischia di trovarsi da un momento all’altro solo con una burocrazia pronta a ingabbiarlo in etichette e trattamenti standardizzati e cripto-abilisti che negano i suoi bisogni, percorsi e preferenze individuali.
La stessa, fertile e a tratti struggente ambiguità la ritroviamo nel linguaggio filmico de Il mondo a parte, che mette costantemente in corto circuito la realtà esterna, col suo peso e le sue barriere, e gli slanci trasfiguranti della mente di Dario. Tutto, allora, dalle angolazioni delle inquadrature alle musiche stranianti di Guido Smider, passando per la locandina espressionista dell’artista e animatore Gianluigi Toccafondo, ci parla di una soggettività tesa a rompere i confini che le sono imposti. Chiedendo, prima di tutto, di essere ascoltata.

As if to nothing di Pek Jia Hao & Ang Jia Jun (Singapore, 20′)
Quando una banda di gangster locali minacciano un vecchio carpentiere (Phua Shao Kiat) facendogli sparire il gatto, l’uomo è costretto a cercarlo per tutta la città. È così che lentamente scendiamo in un inferno urbano fatto di fogne, bar e discariche, che si stagliano in tutta la loro decadenza sul protagonista.
La lenta ricerca agonica naviga senza affondare sul degrado cittadino di cui si sente il respiro leggero, mentre i pochi dialoghi iniziali scompaiono, affogati in lunghi e potenti silenzi. L’atmosfera onirica, che in certi punti affonda quasi nell’allucinatorio, riempie lo schermo, facendoci entrare in questo luogo sospeso nel tempo ai margini più umidi e bui della civiltà. La regia, dilatata e profonda, fatta di panoramiche e carrellate, mette a nudo il volto deturpato del posto e del carpentiere, mentre la fotografia in bianco e nero incornicia maestosamente tutto; dai momenti più onirici e surreali a quelli più efferati.

FRAMED Magazine è media partner dell’Orvieto Cinema Fest 2025, seguici su Instagram e Facebook. C’è anche il canale Telegram aggiornato quotidianamente per scoprire i cortometraggi in concorso.






