Quaderno ideale

 

Dopo Streghe (2021), Brenda Lozano torna nelle librerie italiane con l’opera Quaderno ideale, tradotta da Giulia Zavagna ed edita da Alter Ego. La scrittrice messicana veste i panni di una moderna Penelope che aspetta il ritorno del suo amato tessendo e disfacendo reti di parole che raccontano il suo universo. 

È vero, scrivere assomiglia più a disfare che a tessere. Disfare una trama implica averla tessuta e c’è sempre molto da disfare.

Nani, mappe, riflessi di mare, domeniche pigre e campanelle che annunciano l’arrivo dei camion della spazzatura sono alcune delle immagini che ricorrono spesso nelle pagine del libro di Lozano. Reduce da un incidente e in attesa del ritorno del compagno partito per la Spagna dopo la perdita della madre, la narratrice di Quaderno ideale appunta i suoi pensieri su un taccuino Ideal, una sorta di Moleskine messicana, con il quale sembra intrecciare un dialogo che talvolta lascia spazio ad aforismi e flussi di coscienza. L’aspirazione di fornire alle parole dei salvagenti per non farle affondare sembra essere l’utopica missione dell’autrice di questo diario particolare che mescola la realtà ai sogni e i fatti di cronaca ai ricordi con una scrittura fresca e senza orpelli.  

Sospesa tra l’attesa, la ricerca e il desiderio di cambiare

La protagonista della narrazione oscilla tra l’attesa del fidanzato Jonás e la ricerca dei taccuini Ideal nelle più disparate cartolerie di Città del Messico. “Tutti aspettiamo qualcosa”, scrive, e nel frattempo ci auguriamo una trasformazione, magari, come vorrebbe lei, in una rondine. La scrittura diventa qui il motore della metamorfosi, l’avvio della catarsi, il mezzo attraverso il quale l’autrice penetra come uno speleologo nelle profondità di sé stessa.

La metamorfosi è la continuazione della storia di un personaggio: può essere un castigo o un regalo. Mi chiedo se la parola scritta ha lo stesso potere, se le parole ci cambiano allo stesso modo. Se scrivere o leggere ci trasformano.

Nel Quaderno ideale la necessità di cambiamento esonda dall’intimo per poi propagarsi nell’universale. Da queste pagine le più di novantamila persone uccise negli ultimi anni in uno dei Paesi più sanguinari al mondo, il Messico, gridano vendetta portando la narratrice a domandarsi se il dolore provocato dalla strage nei superstiti “si possa trasformare in forza sociale”. 

“Un modo di mutare in rondine è scrivendo”

Italo Calvino, Ovidio, David Bowie, Marcel Proust, Jorge Luis Borges, Samuel Beckett, Fernando Pessoa popolano questo scritto che attraverso l’eccentricità della sua forma e la miriade di tematiche affrontate ci mostra il (non) senso della vita. Quaderno ideale è un viaggio nella testa di una donna, un racconto fatto di piccole e grandi cose, una dichiarazione d’amore, è un carillon. È una raccolta di frammenti, una riflessione sul lutto, una domanda dopo l’altra, è un faccia a faccia col dolore. È un inno all’amicizia, un incontro dopo l’altro, è la ricerca e il ritrovamento del tempo perduto. Quaderno ideale è il multiforme resoconto di una trasformazione. 

L’immersiva copertina del libro è di Luca Verduchi
Ringraziamo la casa editrice Alter Ego per averci dato la possibilità di leggere Quaderno ideale.

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Elisabetta Severino
Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva, mi concedo raramente del puro relax e, nella frenesia delle mie giornate da ufficio stampa di due teatri e da giornalista freelance, l’otium di cui sento più spesso la mancanza è quello letterario. Sono cresciuta in una casa piena di libri per poi trasferirmi da Lecce a Bologna per studiare Lettere Moderne all’Alma Mater Studiorum. Rimbaud, i macaron e la lingua francese sono tre delle infinite ragioni che mi hanno spinta diverse volte a trasferirmi oltralpe. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui credo e quando esco di casa la mattina spero di poterci tornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Scrivere di cultura e vagabondaggi mi appassiona da sempre.

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