
Oh, Canada, il nuovo film di Paul Schrader, riporta Richard Gere sul grande schermo. Nel ruolo di Leonard Fife l’attore torna a vestire un personaggio ambiguo, drammatico, vittima del tempo e della malattia, rivelandosi l’elemento più convincente della narrazione, e anche dell’intero cast scelto dal regista.
Dove il film di Schrader vacilla infatti – sia per colpa di una sceneggiatura a tratti confusa sia per l’ambizione voler raccontare tutto il passato, il presente e il declino di un uomo affidandosi a una forma minimale che ne depotenzia la portata emotiva – l’attore settantacinquenne è ciò che davvero ricorderemo di Oh, Canada. Arriva a sentire il suo personaggio fatto di bugie e paure, comunicandone pienamente il carattere, mentre tutto il resto, da Jacob Elordi al bianco e nero forzato, cadrà nel dimenticatoio.
In un anno in cui Gere torna anche alla serialità, con i 10 episodi della serie franco-statunitense The Agency, riesce a dimostrare come con grazia si possa vivere un personaggio, affidandosi a un sentire che si muove al di là della semplice recitazione, ma che si affida alle emozioni, quelle più nascoste, anche quando il film che ne racconta la vita non coglie nel segno.
Leonard Fife e Richard Gere
Paul Schrader adatta le parole dell’autore (e suo grande amico) Russell Banks. Oh, Canada è infatti tratto da I tradimenti (2021). Il suo protagonista, un famoso documentarista arrivato alla fine dei suoi giorni a causa di una grave malattia, decide di raccontarsi in un progetto a lui dedicato da alcuni suoi ex studenti. In questo documentario l’uomo rivela segreti mai raccontati a nessuno, neanche a sua moglie (Uma Thurman), sfaldando volutamente l’integrità della sua figura.
Il racconto non è pienamente riuscito nelle scelte registiche di Schrader, l’effetto che si riscontra è un mood annacquato in cui anche quel segreto inconfessabile perde centralità e si tramuta nei disordinati ricordi di un uomo che non ha più voglia di mentire.
A fare la differenza, elevandosi come unico elemento di spicco che sicuramente rimarrà dopo la visione, è proprio l’interpretazione che Richard Gere sceglie di concedersi in una prova attoriale intensa, che arriva 45 anni dopo la prima collaborazione con Paul Schrader, American Gigolò, e che segna un punto di svolta, nonché una grande evoluzione per la carriera dell’attore. Come un arco narrativo iniziato nel 1980, Gere matura un’autoanalisi che si riversa nei suoi personaggi.
La psicologia profonda e complessa delineata dal regista per lui, prima per il ruolo di Julian Kay, poi per quello di Leonard Fife, crea un ponte di connessione, che conferma le capacità di Gere nel riuscire a bilanciare sé stesso, all’interno di ogni personaggio. Entrambi sono personaggi che nascondono molto più di ciò che è dato vedere, nel bene e nel male. Quella psicologia, che Schrader si è illuso di trovare in un giovane Fife interpretato da Elordi, non è purtroppo credibile e si distacca dal giovane Gere di American Gigolò.
Raccontare le proprie vulnerabilità
Insistendo anche quando la moglie lo prega di tacere, Fife è insieme sfrontato, sincero e profondamente vulnerabile. La rappresentazione della malattia, il cancro che lo sta uccidendo, è uno stato doloroso di confusione e privazione, che l’attore racconta attraverso dettagli impercettibile come sguardi, toni di voce, microespressioni del volto.
Le vulnerabilità che mette in scena sono tangibili, cambiano il volto a un attore che per Schrader era stato un sex symbol, un’icona erotica nel pieno della giovinezza. L’acclamato documentarista che per anni ha mentito, abbandonando due famiglie, abusando del suo fascino e del potere di cui disponeva, e rinnegando suo figlio, si mostra nudo e fragile agli occhi dello spettatore, donando un personaggio che lascia combattuti, un uomo impossibile da amare e impossibile da odiare.
Purtroppo non ricorderemo Oh, Canada come il miglior film di Schrader, ma sicuramente il ruolo di Richard Gere entrerà di diritto nei più complessi affrontati durante una lunghissima e diversificata carriera.
Per approfondire: Leggi qui la recensione di Oh, Canada – I tradimenti
Oh, Canada è tratto da I tradimenti di Russell Banks – Edito in Italia da Einaudi Stile Libero. Il film è dal 16 gennaio al cinema distribuito da BE WATER FILM in collaborazione con MEDUSA FILM.
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