Ritorno a Silent Hill, Midnight Factory
Ritorno a Silent Hill, Midnight Factory

Chiunque frequenti un qualsiasi social- ma Instagram su tutti- avrà notato questo trend popolarissimo di riesumare vecchie foto e reperti vari direttamente dal 2016, ormai 10 anni fa.

Sarà forse con questo stesso spirito, ma compiendo un passo lungo 20 anni, che Christophe Gans riprende le fila del 2006 per dare alla luce Ritorno a Silent Hill (Return to Silent Hill), dove già dal titolo si può capire molto delle intenzioni.

Sicuramente, come nel Silent Hill del 2006, chi già viene da una conoscenza del videogioco da cui si ispira conosce tanto della trama, così come saprà che pur essendo tecnicamente un sequel non riprende la storia della prima parte ma ne esplora una nuova, sempre ambientata nella ridente cittadina di Silent Hill, forse luogo più infestato degli Stati Uniti.

Ritorno a Silent Hill, infatti, si concentra su James (Jeremy Irvine) e sulla sua ricerca dell’ex compagna Mary (Hannah Emily Anderson), figura misteriosa e scomparsa, collegata imprescindibilmente con la storia della città ora popolata da cenere, mostri e poche figure poco convenzionali.

Un classico horror, quindi? Si, purtroppo si.

Dal videogioco allo schermo

Il successo del primo Silent Hill, ma soprattutto del fenomeno HBO di The Last of Us, ci ha ricordato che non esistono prodotti mediali di serie A e di serie B, ma che soprattutto ogni cosa può diventare un buon prodotto se scritto bene e con un buon cast. Questa regola aurea, tuttavia, non sempre viene tenuta a mente da chi, forse per fiacchezza di idee, decide di prendere qualcosa di esistente, buttarlo sullo schermo e aspettarsi un ritorno alimentato da quella spinta emotiva che dovrebbe condurre i fan della prima ora a pagare un biglietto e occupare posti in sala.

Lo scetticismo su questa tecnica è alto e per quanto sembri essere prassi nelle produzioni degli ultimi anni fatti di sequel e remake, forse potrebbe non essere abbastanza per garantire il successo a questo nuovo Silent Hill. Sempre come per la seconda parte di The Last of Us, infatti, la trama, già nei videogiochi, non riesce a raggiungere i fasti della prima parte e se, con il gioco/serie HBO, si può comunque contare su una storia continuativa e la voglia di chiusura del cerchio che gli appassionati, inevitabilmente, bramano, forse pensare di tornare, dopo 20 anni, con una storia più noiosa della versione più noiosa di un gioco cult dei primi anni 2000 potrebbe non essere la strada verso il successo.

La visione dell’horror

Ulteriore elemento che fa storcere il naso durante la visione è senza dubbio questo tentativo, anche un po’ affettato, di proporre inquadrature e prospettive più da videogioco che da film (in una scena iniziale lo spettatore visualizza la prospettiva di James come se stesse attivamente incarnando e muovendo le azioni di questo personaggio, ndr), ma, soprattutto, di rimanere molto fedele nella restituzione dei villain della saga (Pyramid Heads e Armless Men).

Che di per sé dovrebbe valere come elemento positivo, soprattutto per gli affezionati di questo universo, ma che non aiuta a posizionarlo bene all’interno del panorama horror. Con Sinners, film candidato a 16 premi Oscar con una trama che reinventa la mitologia dei vampiri e la posizione in una struttura socialmente complessa quale quella della storia afroamericana, pensare di poter far funzionare, nel 2026, un film di mostri datati risulta fuori tempo massimo, adeguato per un videogioco ma non per un linguaggio cinematografico che ha abituato il pubblico ad esplorare lati ben più oscuri del proprio io e della propria storia.

Non il film più atteso dell’anno, quindi, e forse neanche il degno successore del film del 2006: Ritorno a Silent Hill è per coloro che vogliono davvero tornare al 2006, a quello che faceva paura e a come si rappresentava, senza provare a chiedere maggior credito, tanto come pubblico che come giocatori.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
4
Giulia Nino
Classe 1996, cresce basando la sua cultura su tre saldi pilastri: il pop, i Simpson e tutto ciò è accaduto a cavallo tra gli anni ’90 e 2000. Nel frattempo si innamora del cinema, passando dal discuterne sui forum negli anni dell’adolescenza al creare un blog per occupare quanto più spazio possibile con le proprie opinioni. Laureata in Giurisprudenza (non si sa come o perché), risiede a Roma, si interessa di letteratura e moda, produce un podcast in cui parla di amore e, nel frattempo, sogna di vivere in un film di Wes Anderson.
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