White Rabbit / Red Rabbit
White Rabbit / Red Rabbit

Entrare all’Argot Studio è come andare a casa di vecchi amici che ti hanno invitato a cena. Suoni a un citofono, entri in un cortile privato e poi eccoti lì: la porta del teatro si apre. Tutti sono sempre sorridenti, all’Argot Studio. Ti accolgono come se ti conoscessero da una vita e ti allungano il programma della stagione come se fosse la cartolina di un loro viaggio. Poi ti conducono in sala, dove Tiziano Panici, direttore artistico del teatro, chiacchiera con il pubblico, spiegando la nuova stagione teatrale 2022-2023 (qui potete trovare il programma completo).

Non c’è nulla della formalità dei grandi teatri “ufficiali”. Nessuna maschera che ti conduce alla poltrona, i posti non sono assegnati. E, come Tiziano più di una volta ha tenuto a specificare, quella del 13 ottobre è stata una festa; quindi, tutti potevano andare e venire a loro piacimento. Cosa che, per quanto mi riguarda, non ho fatto. Sono stata troppo catturata dalla magia di questo piccolo teatro, immerso nel cuore di Trastevere.

White Rabbit / Red Rabbit di Nassim Solemainpour

White Rabbit / Red Rabbit è stato lo spettacolo d’apertura della stagione teatrale 2022-2023 all’Argot Studio e ne sarà un po’ il filo conduttore, dal momento che verrà messo in scena altre due volte nel corso dell’anno. Una vera e propria dichiarazione d’intenti, dal momento che si tratta di un testo teatrale estremamente all’avanguardia. Un esperimento dai toni forti, che però non tralasciano mai una grande ironia.

White Rabbit / Red Rabbit è scritto dall’autore iraniano Nassim Solemainpour nel 2010, all’età di ventinove anni. Dall’Iran, l’opera viaggia per il mondo e viene messa in scena per la prima volta nel 2011, all’Edinburgh Fringe Festival.

La scenografia è molto semplice: un tavolo con due bicchieri e una boccetta con del liquido non meglio identificato dentro. A lato, una scala. Elemento fondamentale per la performance, è che l’attore sia totalmente all’oscuro del contenuto del testo. Questo gli viene consegnato al momento, in una busta chiusa. L’attore la deve aprire e leggere l’opera, recitandola a suo piacimento. Sono ammesse delle piccole licenze poetiche da parte di chi mette in scena l’opera, ma per il resto è necessario che si attenga alle istruzioni di Nassim Solemainpour. Che più di una volta si dichiara molto puntiglioso circa la pronuncia del suo nome.

L’autore mette molto, pressoché tutto di sé all’interno di White Rabbit / Red Rabbit

Si descrive fisicamente, lascia il suo contatto Facebook e l’email. Questo perché il testo teatrale è l’unico modo che l’uomo ha per comunicare con la realtà esterna. In un Paese difficile, con una situazione politicamente tesa come l’Iran, l’unico modo per poter viaggiare è aver fatto il servizio militare. Cosa che Nassim non ha voluto fare, scegliendo la pace, ma privandosi della possibilità di poter vedere il mondo. Ma l’uomo non si è arreso, trasformando questa mancanza di libertà in arte. Dal suo debutto all’Edinburgh Fringe Festival, White Rabbit / Red Rabbit è stato tradotto in venticinque lingue. E, anche se Nassim Solemainpour non può vederci, noi possiamo vedere lui, attraverso il suo bellissimo testo.

Non serve aggiungere altro. L’unica cosa che posso consigliare, è quella di andare a vedere questo spettacolo.

Dilungarmi in una descrizione accurata ne annullerebbe la magia. Senza contare che ogni volta l’opera è diversa, dal momento che viene messa in scena sempre da attori diversi, che ne ignorano il contenuto. Ogni spettacolo è unico e non potrà mai essere replicato. Rimane congelato nel tempo e nella memoria del pubblico.

Tiziano Panici ha messo al servizio di White Rabbit / Red Rabbit la sua immensa sensibilità e la sua continua voglia di mettersi in gioco, divertendosi con qualcosa che potrebbe terrorizzare chiunque. Nessun attore, in effetti, vorrebbe mai andare in scena senza conoscere il testo che dovrebbe recitare. Ma Tiziano Panici lo ha fatto, con grande coraggio. Ha messo il suo corpo e la sua voce al servizio dell’autore, lasciandosi attraversare da tutte le emozioni che il testo gli suscitava, nell’istante presente.

Quello a cui abbiamo assistito è stato un momento privato, un’intima messa in scena delle emozioni di un attore, che legge le riflessioni di un uomo a migliaia e migliaia di chilometri di distanza, bloccato nel suo piccolo Paese sempre devastato da guerre e tensioni politiche.

La messa in scena di White Rabbit / Red Rabbit altro non si può definire che un grande atto di coraggio.

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