American Life (Away We Go), BiM Distribuzione
American Life (Away We Go), BiM Distribuzione

American Life è un film sulla ricerca del luogo ideale dove far crescere un figlio in arrivo, e sulla scoperta (sofferta) di averlo avuto sempre a portata di mano.

Casa è dove crescere un figlio in arrivo, preoccupandosi della comunità che lo accoglie, della vita che potrebbe avere. Ma nella ricerca comica del luogo perfetto, Burt e Verona, non si accorgono che non serve essere circondati dalle scuole migliori o dagli amici più brillanti, è la libertà di un panorama senza ostacoli a renderli consapevoli di aver trovato il posto giusto, al prezzo di fare i conti con il loro passato, per iniziare a vivere il futuro.

American Life (Away We Go, 2010) di Sam Mendes (Revolutionary Road, 1917), con la sceneggiatura di Dave Eggers e Vendela Vida, esprime quel senso agrodolce di lotta con sé stessi in cui, illudendosi di voler cercare qualcosa di meglio, si tende a sminuire il passato e le persone che ne hanno preso parte. La coppia formata dagli attori John Krasinski e Maya Rudolph rende la narrazione profondamente ironica, senza fare a meno però di un’irrisolutezza piacevolmente umana, ideale per mettere in scena l’incertezza di un futuro imminente.

Lo sguardo si posa puro e senza filtri sui controsensi e le sofferenze degli esseri umani esposti al cambiamento: la nascita imminente di un neonato sblocca il ricordo di un lutto, che per troppo tempo aveva oscurato alla giovane coppia la presenza di un tesoro avuto sempre sotto agli occhi.

Casa è dove iniziare, ma è anche dove tornare. E non ha senso porre mattoni perfetti su un suolo vuoto quando poco lontano sta la memoria di una famiglia pronta ad accogliere una nuova storia.

Dedicate attenzione anche alla colonna sonora, curata dal cantautore britannico Alexi Murdoch, in cui oltre ai suoi pezzi compaiono Bob Dylan, George Harrison e i The Velvet Underground.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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