Emanuele Bucci

Gettato nel mondo (più precisamente a Roma, da cui non sono tuttora fuggito) nel 1992. Segnato in (fin troppo) tenera età dalla lettura di “Watchmen”, dall’ascolto di Gaber e dal cinema di gente come Lynch, De Palma e Petri, mi sono laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (2014) e in Editoria e Scrittura (2018), con sommo sprezzo di ogni solida prospettiva occupazionale. Principali interessi: film (serie-tv comprese), letteratura (anche da modesto e molesto autore), distopie, allegorie, attivismo politico-culturale. Peggior vizio: leggere i prodotti artistici (quali che siano) alla luce del contesto sociale passato e presente, nella convinzione, per dirla con l’ultimo Pasolini, che «non c’è niente che non sia politica». Maggiore ossessione: l’opera di Pasolini, appunto.

Da Elio Petri a Bong (e Joker): la sfida necessaria del “cinema medio”

«Io non credo che l’uomo di cinema debba lavorare soltanto per se stesso. Credo, cioè, nel cinema come spettacolo, come mezzo di comunicazione di idee generali. Credo che senza il suo naturale...

Volevo nascondermi – Giorgio Diritti (2020)

Facile dire: c’è il trucco. Che c’è, aiuta e sorprende. Ma l’Antonio Ligabue di Volevo nascondermi è umano, dietro la maschera: nella voce che borbotta, bofonchia, sentenzia per tenera timidezza. Nella gestualità...

La (nuova) vita a Venezia: quattro film da recuperare per il Festival

Venezia 77 o, con un’inevitabile sfumatura apocalittica, Venezia 2020: l’ambiziosa (per i tempi che corrono) edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, (ri)nata dai travagli e dalle incertezze dell’emergenza sanitaria con annesso lockdown,...

“Favolacce” e il realismo eretico, da Pasolini ai D’Innocenzo

Favolacce, il secondo lungometraggio scritto e diretto dai fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo, ci parla di tante cose: della perdita (o dell’impossibilità) dell’innocenza e di un futuro nell’abisso socio-culturale di cui le...

Emanuele Bucci

Gettato nel mondo (più precisamente a Roma, da cui non sono tuttora fuggito) nel 1992. Segnato in (fin troppo) tenera età dalla lettura di “Watchmen”, dall’ascolto di Gaber e dal cinema di gente come Lynch, De Palma e Petri, mi sono laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (2014) e in Editoria e Scrittura (2018), con sommo sprezzo di ogni solida prospettiva occupazionale. Principali interessi: film (serie-tv comprese), letteratura (anche da modesto e molesto autore), distopie, allegorie, attivismo politico-culturale. Peggior vizio: leggere i prodotti artistici (quali che siano) alla luce del contesto sociale passato e presente, nella convinzione, per dirla con l’ultimo Pasolini, che «non c’è niente che non sia politica». Maggiore ossessione: l’opera di Pasolini, appunto.