
Lo scorso 24 luglio, all’interno del programma del Collinarea Festival (Lari), Fabiano Erio Franovich, in arte Erio, ha incantato il pubblico con un concerto ipnotico.
Con un elegante progetto musicale che si concentra molto sulle narrazioni messe in atto attraverso i brani, l’artista di origine istriana, nato e cresciuto in provincia di Livorno, porta a Collinarea una performance intima, che rientra perfettamente nella dimensione di un festival intento ad avvicinare le arti alle persone.
Collinarea è un evento che non si concentra solo sulla musica ma anche sul teatro, la danza, il circo contemporaneo; come si è inserito il tuo progetto in questo contesto e che tipo di esperienza è stata?
Sicuramente chi gestisce Collinarea si occupa di varie discipline, e ha anche una partnership con lo studio di Lari, il SAM (SAM Recording Studio, ndr.), con cui hanno progettato anche la Tosca d’essai, Opera ubiqua in due atti; c’è sempre una selezione musicale attenta all’interno del festival, io mi sono semplicemente inserito sulla scelta del suono.
Ero stato già qualche anno fa a Collinarea, però con la band, stavolta invece abbiamo proposto questo live super acustico, che secondo me è stato giusto per la cornice del festival. Da un paio d’anni a questa parte sto portando in giro un concerto un po’ diverso dal solito, con solo chitarra e voce.
Fin dall’inizio ho sempre lavorato con una band in cui c’era una batteria, un basso, tanta elettronica, invece in questo nuovo tour, che poi è stato abbastanza lungo, riproponevo sia tutte le mie canzoni prima di X Factor, sia quelle suonate nel programma, ovvero le cover che ho eseguito in televisione, ma in chiave acustica.
Sicuramente crea un contatto molto più intimo con il tuo pubblico.
Sì, per la forma e l’aspetto che ha il borgo di Lari, con le varie location che hanno scelto, la chiave acustica mi ha permesso di stare proprio più vicino “fisicamente” alle persone, anche di avere il giusto volume, e nell’acustico c’è anche un po’ più di libertà sull’organizzazione della scaletta, quindi si riesce anche a parlare con chi si ha di fronte. Diventa tutto più diretto.
Passando dal contesto del Collinarea a quello cinematografico, hai firmato un brano della colonna sonora del film Era ora; è stato un esperimento o l’inizio di qualcosa?
Quando Alessandro Aronadio (regista di Era ora, ndr.) mi ha chiamato per fare questa canzone, l’ha fatto proprio perché era rimasto colpito da alcune cover che avevo fatto a X Factor, perché le trovava suggestive in un modo che poteva essere utile per il suo film. Mi ha contattato appositamente chiedendomi una canzone specifica, la cover di Only You degli Yazoo, eseguita però in una chiave di questo tipo.
Mi è piaciuto molto realizzarla, è stato un piccolo sogno nel cassetto che sono riuscito a tirare fuori, a realizzare, e se in futuro ci fossero altre occasioni non potrebbe che farmi piacere, magari anche come la composizione di colonna sonora originale. Mi piacerebbe molto lavorare di nuovo con il cinema.
Come si relazione la tua musica con il cinema?
Sicuramente sono stato molto influenzato da discipline diverse dalla musica: quand’ero piccolo ho studiato pittura e principalmente mi piacevano le arti visive, compreso anche il cinema, sebbene non l’abbia mai “studiato”. Ne sono sempre stato un grande fruitore però, forse rispetto all’ascolto della musica il cinema, le immagini, hanno formato il mio gusto; quando scrivo una canzone tendo sempre ad avere delle immagini, delle scene nella mente, e forse le mie canzoni a volte sono un po’ cinematografiche.
Per quanto riguarda i film guardo un po’ di tutto, nell’ultimo anno mi sono molto appassionato al cinema di Robert Eggers, The Northman, Nosferatu, ultimamente però ho anche recuperato tanti film italiani, alcuni in particolare di Daniele Luchetti.
Infatti nei tuoi testi è molto presente un tipo di immaginario che si potrebbe definire cinematografico, basta pensare al tuo album Fede.
Ci ho messo un po’ a capire questa cosa, poi negli anni, riflettendo, anche confrontandomi con altri progetti intorno a me, mi sono reso conto che a livello concettuale parto sempre più da un’immagine che da un contenuto prettamente musicale. L’ho compreso anche lavorando anche con altri musicisti, che il mio è un approccio un pochino diverso.
Nel 2021 hai partecipato a X Factor, in questi anni che sono passati come è cambiata la tua musica e come sei cambiato tu?
X Factor è stato uno spartiacque, soprattutto perché mi ha dato la possibilità di raggiungere un pubblico un po’ più ampio, senza cambiare troppo la mia cifra stilistica.
Durante il programma mi hanno invitato a fare canzoni di artisti che potevano essere affini a me. Allo stesso tempo però mi ha fatto scoprire un’altra dimensione del business musicale; avevo sempre frequentato il mondo indipendente e per un attimo, in quel contesto, ho visto anche come si lavora a livelli più alti, più mainstream. Quindi per me è stato molto interessante, mi ha messo alla prova facendomi uscire da quelli che erano i miei confini soprattutto a livello umano, insegnandomi a gestire un certo tipo di esposizione, che non avevo mai dovuto vivere.
Quello che è successo dopo, a parte che ovviamente ho cambiato la lingua in cui canto e che ho fatto degli esperimenti che possono sembrare lontani dai miei canoni, è che mi ha fatto aprire come persona: nel modo in cui sto facendo questa intervista con te, nel modo in cui parlo al pubblico nei miei concerti, questo è cambiato perché ho scoperto che posso anche essere una personalità al di fuori delle canzoni.
Il programma mi ha mostrato come si fanno le pubbliche relazioni, ed è stato una cura per la timidezza. Un artista indipendente spesso vive più nell’ombra, lì invece per alcuni mesi diventi molto “evidente”.
Il rapporto con Manuel Agnelli e il suo team?
Il sostegno che Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo hanno avuto per me durante tutto il programma è una cosa di cui sono onorato, però nella realtà quello che mi ha sorpreso in positivo è il fatto che si siano comportati con me come degli amici, come dei collaboratori alla pari, anche se ovviamente io non mi ci reputo assolutamente. Manuel Agnelli non ha avuto nessun tipo di atteggiamento di superiorità e non mi ha fatto sentire questa distanza per via del suo ruolo di giudice e anche di insegnante in quel contesto; mi ha fatto sentire a casa, e per me è stato poi naturale relazionarmi e lavorare con lui, e per questo lo ringrazio tantissimo.
X Factor è stata una delle esperienze più importanti della mia vita nell’ambito musicale. Ha le sue difficoltà perché ovviamente è una situazione molto veloce, che richiede un certo tipo di carattere. Ti trovi a collaborare con tante persone che vengono da un mondo differente dal tuo, ma nonostante io sia una persona abbastanza “pura” dal punto di vista musicale, che difficilmente diventa malleabile, sono stato fortunato. Sono stato trattato in una maniera molto delicata e attenta, soprattutto da Manuel e da Rodrigo, che mi hanno fatto sentire “coccolato”. Probabilmente senza di loro sarebbe stata un’esperienza diversa.
Stai lavorando a qualcosa di nuovo in questo periodo?
Sto lavorando molto, faccio musica giornalmente, ho tante canzoni e sto raccogliendo cose diverse. Devo ancora capire quale sarà il modo migliore per farle uscire, per farle arrivare al pubblico, quindi non ho nell’immediato dei progetti di pubblicazione perché non voglio fare le cose di fretta, mi piace essere convinto di ciò che faccio uscire. Sto facendo anche musica strumentale, ma più per me.
Inoltre sto scrivendo anche con qualche amico, dei cantautori che conosco; nelle loro prossime uscite potrebbe esserci anche il mio zampino.

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