Harry-Styles-press-photo-2019-02-cr-Helene-Pambrun
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Le riprese del film Don’t Worry, Darling, dovrebbero iniziare a breve, intanto il nome di Shia LaBeouf viene sostituito da quello di Harry Styles.

Proprio qualche giorno fa parlavamo di Olivia Wilde a proposito del suo esordio da regista (con Booksmart). È una bella sorpresa sapere che l’attrice che ho sempre associato a The O.C. e Dr. House – Medical Division sta già lavorando al suo secondo film: il thriller psicologico Don’t Worry Darling.

Del film si sa ancora pochissimo, solo che sarà ambientato in una comunità utopica della California degli anni ’50 e che la sceneggiatura è opera di Katie Silberman (da un’idea di ShaneCarey Van Dyke). Ad attirare la nostra attenzione è la scelta del cast: inizialmente a fianco dell’attrice Florence Pugh (l’ultimissima Amy in Piccole Donne) doveva esserci Shia LaBeouf.

Dichiarandosi impegnato per un altro ruolo l’attore è stato sostituito da una scelta molto più interessante: Harry Styles.

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Non fraintendetemi, prima di vederlo sulle copertine glamour per il suo primo ruolo cinematografico in Dunkirk (e in seguito nel film di Christopher Nolan) non avevo mai ascoltato gli One Direction e non avevo idea di chi fosse. Il cantante ha però attirato la mia attenzione, oltre all’interessante prova attoriale nel filmone drammatico infinito di tre anni fa (già, non l’ho apprezzato molto), poiché è solito apparire sul palco e in occasioni ufficiali con uno stile che travalica i noiosi e ridondanti limiti di genere. Dichiarando di non voler definire la sua sessualità ma solo essere se stesso, sta diventando piano piano un’icona genderless.

Harry Styles Genderless
Harry Styles. Getty Images

Continuate a seguirci su FRAMED, perché, come avrete capito, ci siamo affezionati a questa giovane promessa e attendiamo altre notizie sul film. (Mentre già si vocifera di un terzo progetto per Harry, un film di fantascienza con Brad Pitt).

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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