Sex Education 3
Sex Education, terza stagione - Credits: Netflix

Sex Education arriva alla prova di maturità, la terza stagione in cui, idealmente, dovrebbero prendere forma e concludersi le trame tessute fin dall’inizio e quelle lasciate in sospeso. Anziché assecondare la fame del pubblico, tuttavia, sceglie un percorso meno lineare e meno prevedibile e, per questo, molto coraggioso.

Apre porte e possibilità a situazioni (e relazioni) sottovalutate, ma che diventano più coinvolgenti di quanto avremmo potuto immaginare. Al tempo stesso si arrovella su se stessa, si blocca, torna indietro, vaga tra i personaggi, scavando e allargando il suo discorso sempre più, in un’apparente perdita del fuoco e del mordente.

Quella che potrebbe sembrare una involuzione, tuttavia, è piuttosto un meccanismo di imitazione della vita vera, in cui nulla è deciso per sempre e non tutto ha come unica direzione quella in avanti. In un’immagine, la serie fa ciò che qui fa Aimee, muovendosi ancora continuamente intorno e attraverso il trauma del bus (2×07) per riconciliarsi con il proprio corpo.

Senza dimenticare la solida base psicologica della sceneggiatura, questa terza stagione sembra piuttosto insegnarci che è perfettamente accettabile fermarsi a ripensare se stessi. Anche per questo è la stagione con meno interazione, forse, tra i personaggi e più focalizzazione individuale su ognuno di loro.

Poster ufficiale di Sex Education 3
Poster ufficiale di Sex Education 3

Già il poster ufficiale lo suggerisce. Ed è poi la regia a confermarlo, ad esempio nei frequenti spostamenti di fuoco e nei movimenti di macchina che avvengono da un personaggio all’altro, anche in una stessa scena. È come se, a turno, ognuno vivesse il proprio monologo, per poi lasciare il centro del palco agli altri.

La prima e ovvia conseguenza è che sembra accada molto poco negli otto episodi, tranne alcune evidenti eccezioni. La seconda è che quello che accade sembra ancora incompleto, in elaborazione fino alla prossima – e probabile – quarta stagione.

È frustrante, perché è reale. Perché ci sottrae il privilegio dell’ordine narrativo che, non trovando nella vita, cerchiamo nelle storie. Perché in questo capitolo di Sex Education niente è idealizzato. Da un episodio all’altro tutto può cambiare, anche i nostri sentimenti e la nostra empatia per i personaggi stessi.

Ma questo è il momento per un grande spoiler alert! Se non volete ulteriori dettagli sulla trama, proseguite la lettura solo dopo aver guardato l’intera stagione.

L’identità e le sue declinazioni come focus di Sex Education 3

Accanto alla sessualità e alla vera e propria educazione consapevole degli adolescenti, il maggiore tema dei nuovi episodi è l’identità, declinato in modo diverso per ogni personaggio. Da qui anche la necessità di maggiore spazio individuale per ognuno.

Identità di genere

Prima fra tutte è l’identità di genere, grazie a Dua Saleh (nel ruolo di Cal), che porta sullo schermo la sua stessa non binarietà. È questo l’elemento di maggiore scarto con le precedenti stagioni che, pur essendo molto inclusive, si soffermano più sul superamento del tabù sessuale generico (la prima) e sull’orientamento sessuale (la seconda).

È un solo personaggio, brevemente affiancato anche da Layla (Robyn Holdaway), ma sarebbe errato considerarlo un token, poiché la sua presenza è decisiva all’interno delle dinamiche affrontate nella stagione. Prima fra tutte, la messa in discussione delle rigide convenzioni sociali, perpetrate anche dalla scuola, che separano il maschile dal femminile, a partire da spogliatoi e bagni. E in secondo luogo per l’introduzione di un nuovo tipo di relazione queer ancora non affrontata dalla serie, al di là dell’esito del rapporto con Jackson Marchetti. Proprio attraverso Cal e Layla, inoltre, Sex Education mostra ulteriormente il suo valore educativo, facendo riferimento ai binder, in alternativa alle spesso dannose fasce per appiattire il seno.

È un’informazione vitale, soprattutto per gli adolescenti non binary che, non sapendolo, potrebbero arrivare a farsi del male. Ma è fondamentale per chiunque, per iniziare a conoscere e riconoscere il valore di questo indumento e non stigmatizzarlo.

Identità e crescita

Su un piano più generico, come si è detto, tutti i personaggi riflettono su se stessi in questi nuovi episodi. Si guardano allo specchio e si guardano attraverso gli occhi degli altri. La sfida più grande, per ognuno, è trovare il modo di rimanersi fedeli.

Accade a Lily, umiliata e messa in crisi dal giudizio costante sulla sua stranezza. Accade a Eric, che per amore di Adam si sforza a rallentare il passo, contenendosi e accettando le sue ritrosie. Salvo poi, per amore di se stesso, allontanarsene inevitabilmente. Lo fa forse troppo in fretta e quasi per istinto (ed è questo che ci spezza il cuore).

In misura diversa è ciò che accade parallelamente allo stesso Adam e al padre Michael, altro personaggio straordinario. Entrambi iniziano per la prima volta ad ascoltare i propri desideri e a scoprirsi, evolvendosi più di chiunque altro.

Sex Education © Netflix
Sex Education © Netflix

Chi rimane propriamente bloccato, dando erroneamente l’impressione che tutta la stagione lo sia, sono i presunti protagonisti. Anche se a questo punto è chiaro che Sex Education abbia più di un nucleo. Al di là della staticità di Jean, dovuta alla breve presenza di Gillian Anderson, contemporaneamente sul set di The Crown, Otis (a eccezione dei momenti di vivacità che gli dà la storia con Ruby) e Maeve sono gli unici personaggi che rimangono abbozzati – in una bolla di sospensione che, sì esplode con il loro improvviso riavvicinamento, però non è sufficiente.

Non lo è perché entrambi hanno ancora bisogno di crescere separatamente, al di là delle aspettative del pubblico. Hanno bisogno di trovare un desiderio che non sia solo quello reciproco, che li ha mossi fin qui. Maeve sembra trovarlo nel suo viaggio vero e proprio, con cui ci saluta. Otis nella prospettiva di un futuro diverso e meno egocentrico: come fratello, figlio maggiore e, forse, terapeuta, alla ricerca di un contatto maggiore con chi lo circonda. Forse riusciranno a costruire un equilibrio nei successivi episodi, se ce ne saranno. O forse no, ma sarebbe poi così tremendo? In fondo abbiamo tutti un po’ amato anche le storie con Ruby e Isaac in questa stagione, proprio perché hanno portato a galla lati inaspettati di qualcosa che pensavamo di conoscere. E che invece trova il modo di sorprenderci.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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