Orvieto Cinema Fest 2025, Hippopotami di Lin Jianjie
Orvieto Cinema Fest 2025, Hippopotami di Lin Jianjie

L’Orvieto Cinema Fest 2025 torna dal 21 al 28 settembre 2025 con un ricco concorso internazionale di cortometraggi. Anche quest’anno ve lo raccontiamo su Framed Magazine con una selezione quotidiana di film in programma.

Qui i cortometraggi che abbiamo visto della prima giornata di proiezioni di Orvieto Cinema Fest 2025.

Hippopotami di Lin Jianjie (Cina, Hong Kong, 14′)

«Ci sono più di trecento tipi di cavalli, ma solo due tipi di ippopotami», ci viene detto nel corto di Jianjie “JJ” Lin (titolo originale He Ma), in concorso all’Orvieto Cinema Fest dopo essere stato presentato da Locarno alla Berlinale e premiato a Tampere e allo ShorTS di Trieste. Le due categorie di ippopotami di cui si parla sono i “comuni” e “pigmei”. Ma forse vale anche per gli esseri umani, giacché a volte «le piccole persone rimangono piccole», e chi le condanna a non poter crescere è una società crudele.

«La maestra ha detto che ragazzi come me non hanno futuro», riferisce infatti la bambina figlia di una coppia di loschi trafficanti, che se la portano in giro nel loro furgoncino (assieme a un cliente dagli occhiali neri) perché la piccola minaccia di scappare di casa se non le faranno visitare lo zoo. Questa premessa ci restituisce già il tono di Hippopotami, tra umorismo paradossale e abisso nichilista (si cita Samuel Beckett, non per nulla), in cui la scena se la prende la piccola protagonista.

Il film adotta rapidamente il suo sguardo, che è quello degli “ippopotami pigmei” di un mondo folle e disumano. Dove tutto è merce (l’altro leit motive è non a caso il problema di matematica ascoltato, solo in parte, dalla bimba) e la realtà, dietro il posticcio velo protettivo calato dai genitori, fa paura come le fauci dell’animale del titolo quando spalanca la bocca. Tanto più se, come afferma il regista, il vero orrore è «non ciò che sta accadendo ora, ma ciò che potrebbe accadere in futuro».

Common Pear di Gregor Božić (Slovenia, 15′)

Al concorso dell’Orvieto Cinema Fest ci imbattiamo in un piccolo gioiello dalla Slovenia, di una specie ibrida fra il documentario e la finzione distopica, un po’ come era il 2073 di Asif Kapadia. È in un ipotetico futuro segnato, fra le altre cose, dalla catastrofe ecologica che prende le mosse il regista Gregor Božić per il suo racconto, dove una scienziata (Dora Ciccone) si reimmerge, attraverso un visore, nell’esperienza di alcuni contadini (nostri contemporanei) della campagna goriziana slovena.

E quelle che vediamo con la protagonista sono le immagini documentarie dei veri agricoltori: fra questi, l’anziana Jerneja, che in passato aveva sabotato la costruzione di una centrale elettrica per salvare il suo centenario pero pituralka. Siamo nel 2019, e gli effetti della catastrofe climatica sono già visibili (con buona pace dei negazionisti): gli alberi non danno più i frutti, e il ciclo della natura rischia di bloccarsi in una lenta morte.

Così, dai palazzoni di un domani virato in un soffocante ocra alla Blade Runner, le persone del mondo che forse ci aspetta guardano un’altra umanità, ormai estintasi assieme al pianeta che conoscevamo. Ma, in una meditazione sul tempo e la nostalgia che fa pensare ad Andrej Tarkovskij (con guizzi da video-arte), i volti e le emozioni di quelle donne e uomini perduti (ri)vivono. E iniziano a cambiare le grigie vite dei cittadini-sudditi che verranno: facendogli riscoprire, fra le altre cose, la bellezza di ciò che una volta si chiamava cinema.

Emanuele Bucci

Common Pear di Gregor Božić

Hello Summer di Martin Smatana e Veronika Zacharová (Francia, Repubblica Ceca, 10′)

Avevamo conosciuto il lavoro di Martin Smatana alla terza edizione di Orvieto Cinema Fest, dove per Sarkan (The Kite, anche suo film di diploma) aveva vinto il premio Best Animation; il regista torna quest’anno con Hello Summer, realizzato insieme all’artista grafica, illustratrice e animatrice, Veronika Zacharová.

Il corto sovrappone animazione 2D e stop motion, seguendo i toni della commedia e riuscendo a coinvolgere qualsiasi fascia d’età. La storia si concentra infatti sulle speranze di una famiglia in partenza per le vacanze estive, la voglia di staccare da tutto e di trovare un posto idilliaco dove rilassarsi. Peccato però, che nulla vada come speravano; si bucano le ruote della macchina, la compagnia aerea perde le loro valigie e una pioggia scrosciante li accoglie appena mettono piede in spiaggia.

Ad essere importante però, è che siano tutti insieme, anche in un tale circolo di strampalate e sfortunate casualità. La dolcezza del messaggio che Smatana e Zacharová vogliono comunicare ben si accorda ai loro stili così eleganti e al tempo stesso divertenti nei tratti e nell’animazione.

Hello Summer di Martin Smatana e Veronika Zacharová

Dinosaur Man di Kazuya Ashizawa (Giappone, 12′)

La propensione al fantastico trova posto in uno scenario di piena normalità: un anziano progetta un’esibizione per i passeggeri di un treno che passa su una linea ferroviaria destinata a scomparire, si prepara, indossa un costume da dinosauro, e aspettandoli in un punto strategico per farsi vedere, al loro passaggio li saluta da lontano, interpretando una performance semplice, inusuale nel contesto in cui viene fatta, resa ancora più divertente dalle movenze che il costume conferisce all’uomo.

Kazuya Ashizawa in Dinosaur Man mette in scena l’immaginazione racchiusa nelle azioni più spontanee, come quella di rendere omaggio a chi prende quel treno che presto non ci sarà più.

A rendere ancora più interessante il corto, dopo aver seguito il punto di vista dell’uomo-dinosauro, è la presenza di un controcampo da parte di chi è sul treno, che improvvisamente si trova davanti ad un dinosauro che li saluta, riportando un pizzico di magia nella consuetudine quotidiana.

Dinosaur Man di Kazuya Ashizawa

Sauna Day di Anna Hints e Tushar Prakash (Estonia, 13′)

Nello spazio della sauna, come staccato da ciò che la circonda, messaggi silenziosi vengono comunicati senza che siano necessarie parole. La prossimità dei corpi maschili, sudati, di età diverse, stabilisce una condivisione altra, basata su una gestualità che riporta a pratiche che curano il corpo per ristorare lo spirito.

Sauna Day, il cortometraggio diretto da Anna Hints e Tushar Prakash, prima presentato alla Settimana Internazionale della Critica a Cannes nel 2024 e ora ad Orvieto Cinema Fest, è ambientato quasi per intero all’interno di una sauna “a fumo”, in cui un gruppo di uomini passa del tempo dopo una faticosa giornata di lavoro. In quel luogo i rituali per purificare il corpo e l’anima sono fatti di gesti ipnotici, forti, quasi violenti, per poi essere sostituiti da momenti privi di qualsiasi suono, dove l’unica vibrazione che riusciamo a percepire è quella della pelle, dei muscoli, dei profili rilassati di uomini intenti a godere del contatto con l’altro, senza dirselo mai.

L’opera diventa il contro altare di Smoke Sauna, il primo lungometraggio documentario della regista estone Anna Hints; mentre lì svelava le confessioni e i pensieri di un gruppo di donne all’interno dello spazio sicuro di una sauna, qui annulla quasi il dialogo, il non detto sostituisce la confessione, ma l’effetto è lo stesso, ovvero la rappresentazione di una pratica umana che sfiora il misticismo restituendo una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo.

Silvia Pezzopane

Sauna Day di Anna Hints e Tushar Prakash

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