Accattone-Pasolini

Accattone è il primo lungometraggio di Pier Paolo Pasolini: un film dove il linguaggio poetico approda al cinema.

Accattone fu il primo film nella storia della cinematografia italiana ad essere vietato, ma le polemiche che lo accompagnarono si dissolvono, nella luce dell’analisi della fisicità maldestra e degli eroi di borgata. Le immagini cinematografiche di Pasolini, alla sua prima regia dopo essersi accostato al cinema grazie a Fellini (fu invitato a collaborare alla sceneggiatura de Le notti di Cabiria), sono dirette, esibite allo sguardo senza filtri. Troppo “crude”, troppo “nude”, e per questo vietate per proteggere una visione ancora perbenista e tutt’altro che sincera.

Nonostante le difficoltà,

“inseguendo caparbiamente la sua anticinematografica idea di cinema, basata sulla grammatica “a salti” del cinema muto, al gusto dei contrasti cromatici e dell’immagine sgranata, Pasolini portò a termine la lavorazione del suo primo film a 39 anni, nel luglio del 1961.” Serafino Murri, Pier Paolo Pasolini (Il Castoro CINEMA).

Accattone – Visioni di un uomo senza possibilità

Vittorio Cataldi (interpretato da Franco Citti e doppiato da Paolo Ferrari) viene soprannominato Accattone e vive in una borgata romana, fa lo sfruttatore di prostitute e vive rispettando un’inquieta disobbedienza. Sfida di continuo la morte e si muove con inerzia nei luoghi casa del sottoproletariato ritornando, circolarmente, al punto di partenza: uno squallido bar di periferia dove qualcosa ha sempre modo di iniziare.

Tutti gli esterni sono girati nella città di Roma, che Pasolini conosceva molto bene, e le scene mostrano quartieri poveri cristallizzati in immagini oramai unicamente cinematografiche. Il Pigneto, la borgata Gordiani, Centocelle, Testaccio: l’autore ne realizza una testimonianza storico-visiva destinata a raccontarne l’essenza anche senza necessità di personaggi.

Vittorio/Accattone è in preda ad una smaniosa incertezza della vita (e del futuro) che lo rende rabbioso, instabile, portandolo a confrontarsi in continuazione con una fine imminente. La sua violenza si riflette nelle inquadrature: dirette e vicinissime, vere e proprie esplosioni dell’umano in tutta la sua assenza di contraffazione.

La tragedia di una vita (violenta)

Sole e polvere è il titolo di un capitolo del libro che la studiosa Stefania Parigi dedica ad Accattone. Ed il sole, descritto dalle sue parole come un personaggio del film in quanto ad importanza, è implacabile ed accecante. Riempie la scena, infuocandola nettamente. Il bianco e nero scelto da Pasolini risplende in maniera surreale, quasi come accogliesse le dinamiche oniriche di un tragico sogno.

E la polvere delle macerie e dei calcinacci, delle strade periferiche battute solo da Accattone e i suoi compagni di viaggio, rende ruvida la percezione, esasperandone l’effetto.

Elemosinando furiosamente qualsiasi cosa l’esistenza emarginata conceda, Vittorio/Accattone è la raffigurazione più incontaminata e diretta del messaggio pasoliniano, approfondito nei film seguenti ma qui ancora distante dalla maturità stilistica, quindi totalmente sincero. Attraverso la parabola della lotta per la sopravvivenza, il film del 1961 rimane nudo, aggressivo e poetico, ancora oggi.

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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