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Roma è contraddizione, Roma è nord e sud. Roma è la città dove l’antico è sempre visibile agli occhi e non ci si meraviglia più di niente, ma è anche la città che sorprende, di notte, ad agosto, mentre dal finestrino del 628 diretto in centro si scorgono le rovine illuminate.

Roma è l’ultimo volume della collana THE PASSENGER edito dalla casa editrice Iperborea. Dieci interventi e numerosi “appunti” speciali, consigli cinematografici e letterari e una playlist di ascolti mirati. Si dice che Roma la capiscono solo quelli che ci hanno vissuto, perché come si può spiegare la bellezza di una domenica sul Tevere omettendo i racconti della periferia, i volti dei quartieri multietnici, le linee di bus fantasma che si lasciano attendere per ore?

Gli autori di Roma scrivono però una “guida” da più angolazioni, si potrebbe dire tutte o quasi quelle necessarie, e leggere il libro è come viverci per qualche ora, o qualche anno.

Quante uova per persona nella carbonara?

Apoteosi culinaria e semi scientifica di un inno alla libertà decisionale pura che fa della città di Roma il luogo dove prendersi le proprie responsabilità a discapito di qualsiasi altra cosa (in questo caso la noncuranza delle calorie assunte).

La scelta di vivere a Roma è la manifestazione di quell’illusione di libertà decisionale che pervade il cittadino romano, e il cittadino romanizzato, in una sfida quotidiana ai propri nervi e alla sopportazione di una città che fa perdere la pazienza, annichilisce spesso e volentieri, ma ruba il cuore.

Il libro pubblicato da Iperborea, in occasione del 150esimo anniversario dell’istituzione di Roma come capitale d’Italia, è un viaggio completo realizzato in 192 pagine che della città eterna fornisce ogni punto di vista. Le voci che vi partecipano sono tante ma fluidamente si sovrappongono riferendo ciò che di più affascinante vige a Roma, ovvero la contraddizione.

I romani si sono stancati di Roma. La trattano come una cosa vecchia, che non si sopporta più. Anzi no: si sono stancati di tutto. (…) Si sono stancati delle cose che durano ma la cosa più incredibile è che si sono stancati ancora di più delle novità.

Francesco Piccolo, THE PASSENGER – ROMA, pag. 84
THE PASSENGER – ROMA, Iperborea

I cinque sensi di Roma

Roma: Alfa e Omega di un percorso storico che non ha rivali, sferzante ed “eterna” nella sua ostentazione. Aggressiva e sul piede di guerra per rivendicazioni scombinate. Come descrivere la contemporaneità di una città così controversa? Attraverso i cinque sensi di chi la assorbe, quotidianamente o solo per un periodo della propria vita, non importa, perché per rimanerne coinvolti basta poco. A raccontarsi non è solo il centro ma anche le zone più remote, il mezzo per farlo non unicamente le parole ma fotografie, cartine, suggestioni.

Io Roma infatti non la vedo, forse non l’ho mai vista. Ma, tanto per fare un esempio, tornandoci a vivere dopo un lungo periodo d’assenza, ho avvertito subito la differenza: sonora

Letizia Muratori, THE PASSENGER – ROMA, pag. 32

La Guida acustica alla città è l’intervento di Letizia Muratori, che solletica l’udito e gioca sul ricordo legato al “tappeto sonoro” di una città che non si ferma (quasi) mai. A correlare il suo racconto le immagini fornite da una sua amica fotografa decisa a conquistare ogni centimetro quadrato con la velocità di qualche scatto.

Nel volume i suoni e le fotografie (di Andrea Boccalini) si accompagnano all’esperienza tattile riversata nelle parole: la consistenza dei sampietrini sotto alle ruote di un trolley, o il ticchettio delle posate spostate di continuo in una “tavernaccia” durante un pranzo primaverile. (Matteo Nucci, L’anima della città, THE PASSENGER – ROMA). E poi gli odori, sovrapposti, di pasticcerie la domenica mattina a Trastevere e di cassonetti in fiamme che si lasciano spegnere da soli. (Perché l’indifferenza è un altro elemento che a Roma vige come legge non scritta.)

E ironicamente, il cibo: il senso del gusto di chi si consola e si ristora in una proposta unica e multiculturale che fa di ristoranti, bar e bistrot i luoghi dove annegare le proprie pene in compagnia. Tra specialità indiane, giapponesi, cinesi, ravioli al vapore, bistecca al sangue, supplì al telefono.

Le voci

THE PASSENGER – ROMA accoglie grandi scrittori: Nicola Lagioia, che approfondisce le riflessioni del suo ultimo romanzo, La città dei vivi, riportando i dati raccolti dell’omicidio di Luca Varani come il risultato di una città in lenta rovina, priva di conforto. Christian Raimo, che scrive di urbanizzazione e delle vecchie borgate, arrivando all’inevitabile menzione del finale di Accattone, dove Vittorio Cataldi trova la pace di essere stato in grado di sopravvivere a Roma, fino alla fine.

Sempre delle periferie scrive Leonardo Bianchi, che però ne analizza l’esasperazione e il malessere, presentandoci la vita delle minoranze segregate in luoghi semi-invisibili, e la furia di manifestazioni razziste, sfruttata per celare una resistenza interna. Marco D’Eramo, esamina invece l’urbanizzazione selvaggia, aprendo il volume con la storia del clan dei palazzinari abusivi, tra presente e storia.

E poi Letizia Muratori, Matteo Nucci e Francesco Piccolo, Floriana Bulfon, Daniele Manusia e Francesco Pacifico. Chiude Sarah Gainsforth, prima dei Consigli d’autore e della Playlist.

Avendo il coraggio di concludere un volume che avrebbe potuto continuare per molte altre pagine, arriva una canzone (tra le tracce consigliate da Giulia Cavaliere), efficace e poetica rappresentazione del senso agrodolce di bellezza immensa e disfacimento onnipresente.

Padri stanchi tornano a casa dal lavoro in moto
È quasi buio, soltanto luci verdi e rosse ed arancioni e gialle
E sotto gli alberi non fanno luce neanche quelle
Ho 15 anni e con le mani in tasca sto tornando a casa anch’io
E in faccia ho freddo mentre sotto alla mia giacca sudo
E ho un groppo in gola ma non so perché
Adesso non ricordo più perché
Ricordo solo che avevo la stessa
Faccia da cazzo dei pischelli che ora vedo in giro
Da vero duro con problemi seri
Ti giuro è l’unica, davvero l’unica

L’unica vera nostalgia che ho

Corso Trieste, I Cani

Grazie ad Iperborea per averci dato la possibilità di fare un viaggio così intenso senza muoverci dalla nostra scrivania.

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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