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Far From the Tree (Natalie Nourigat, 2021) Disney All Rights Reserved

Far From the Tree è l’ultimo dei corti che, come da tradizione ormai, precedono la proiezione dei nuovi lungometraggi Disney. Dal 24 novembre, dunque, lo possiamo guardare prima di Encanto, film che segna anche il traguardo del 60° classico dei Walt Disney Studios. [Trovate qui la recensione].

Una storia di paure universali

La dolce storia, narrata in pochi minuti, ha come protagonisti tre procioni, tre generazioni, che per semplicità indichiamo come due coppie madre-figlia. La trama è semplice: sulla spiaggia in cui i procioni trovano il cibo vive anche un predatore (un coyote, sembrerebbe), pericolosa e costante minaccia.

La prima madre, con una vistosa cicatrice sugli occhi, sa bene da cosa protegge la sua piccola, poiché è già riuscita a fuggire una volta, ferita ma viva. La sua paura diventa un muro di divieti, che proprio per questo spinge la piccola ad avventurarsi verso l’ignoto e a rimanerne ferita e terrorizzata a sua volta.

Nel secondo atto riconosciamo quello che prima era il cucciolo diventare a sua volta madre e ripetere con il suo cucciolo gli stessi identici schemi, di paura e divieto. A spezzare questo ciclo, tuttavia, è la stessa madre, che riconosce nei suoi rimproveri quelli a sua volta ricevuti e rivede nella delusione, nella tristezza e nel timore del suo piccolo le stesse emozioni da lei provate. Anziché reprimere qualsiasi istinto e curiosità del suo piccolo, allora, affronta il problema anziché evitarlo: mostra il coyote e insegna al cucciolo come evitarlo, senza rinunciare alla gioia delle esplorazioni.

Lontano dall’albero

È così che il titolo assume il suo doppio significato. Lontano dall’albero è, letteralmente, lo spirito di avventura, lontano dal rifugio (l’albero) su cui il coyote non ha potere. È tuttavia anche mezzo modo di dire: se la mela non cade lontano dall’albero, usare solo la seconda parte dell’espressione vuol dire proprio spezzare gli schemi del passato che fanno male al nostro presente.

Siamo sempre nell’ambito della favola antropomorfa, chiaramente: gli animali non parlano ma esprimono emozioni umane. E in questo caso ci parlano proprio degli schemi di genitorialità che spesso portiamo avanti per inerzia ma che, una volta che impariamo a conoscerci meglio, possiamo correggere secondo le vere necessità del momento.

Un corto ambizioso nonostante le apparenze

È un corto ambizioso, dunque, che sfocia anche nella psicologia della famiglia, elemento che lo accomuna al film con cui è stato accoppiato in sala, non a caso (Encanto). E che, sempre come Encanto, dal punto di vista tecnico rappresenta un ulteriore esempio di animazione mista (raster e vettoriale), anche se in questo caso resa in 2D, come Paperman. In altri termini, il tratto grafico di Far From the Tree sembra tornare alla vecchia animazione Disney, dà l’illusione della matita, ma in realtà è un grande esempio di avanzamento tecnologico.

Non sorprende pensare che si sia già assicurato un posto nella cinquina Oscar del Best Animated Short Film, insieme alla controparte Pixar già rappresentata da Ciao Alberto. Ma avremo tempo per parlare dei prossimi Academy Awards, continuate a seguirci!

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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