Genius Loci - Oscars 2021

Tout autour de moi je trouve le chaos.

Tutto intorno a me io trovo il caos. È sempre lì, cambia semplicemente la sua scala [forma]. Non lo puoi fermare. Lo puoi solo osservare. Ascoltarlo.

Genius Loci, Adrien Merigeau, 2020

Genius Loci è una poesia letta ad alta voce. È un rincorrersi di forme e colori, di vuoti bianchi e di pieni nerissimi e calcati. È caos ed è poiesis, creazione. Quel che cerca di raccontare è la pulsante vitalità del tutto, della vita, che si coglie all’improvviso, come uno squarcio nel cielo.

Reina, protagonista della storia, attraversa la città in una notte buia. Vede ogni cosa cambiare sotto il suo sguardo. O forse per la prima volta vede la vera essenza del Tutto. Una voce la chiama e le parla, la costringe ad abbracciare anche la parte più oscura e rabbiosa di sé, quella che nessuno riesce a vedere ed accettare. Eppure, forse, non è così ed è un abbraccio a dimostraglielo.

Nel suo tratto piatto e bidimensionale, geometrico e astratto, Genius Loci ci chiede più di inseguire una sensazione che una trama. Certo, il suo titolo ci aiuta a capire anche che quello Spirito del luogo a cui si riferisce è reale. Realmente percepito da Reina e rincorso per tutta la notte. È uno Spirito vitale, quell’opposto con cui l’uomo deve scendere a patti per acquisire la possibilità di abitare (Christian Norberg-Schulz). Abitare se stesso, aggiungerei.

Genius Loci è un cortometraggio francese di Adrien Merigeau. È candidato agli Oscar 2021 nella categoria Miglior Cortometraggio Animato e si può recuperare facilmente su YouTube.

Continua a seguire con FRAMED la corsa agli Oscar 2021.

Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies. Tra questi, solo per dirne alcuni, rientrano gli studi post-coloniali, gli studi femministi e quelli etnografici.

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