Do Revenge
Credit Kim Simms/Netflix © 2022.

È balzato subito ai primi posti in classifica su Netflix, perciò ecco 5 motivi per guardare Do Revenge.

Maya Hawke (e Camila Mendes)

La coppia inedita Hawke-Mendes è un piccolo regalo di Netflix, che fa collimare due universi teen molto amati, Stranger Things e Riverdale. Nessuna delle due esce infatti del tutto dai ruoli che le hanno rese celebri. Mendes rimane l’it girl, narcisista e un po’ arrogante. Hawke rielabora la goffaggine e la queerness di Robin portandola a un contesto Gen Z. Tra le due, senza dubbio, quest’ultima è quella che colpisce di più.

Le citazioni

Un pon pon rosa e morbido può ricordarvi Britney Spears, se è fra i capelli, o Mean Girls, se è sul tappo di una biro. In nessuno dei due casi state sbagliando, perché Do Revenge è costellato di citazioni pop. In particolare i riferimenti al cult con Lindsay Lohan sono a volte così chiari da ricalcare scene intere: dal makeover della co-protagonista alle inquadrature di gruppo. La regista Jennifer Kaytin Robinson ha anche affermato di essersi lasciata ispirare da Taylor Swift e dal suo album Reputation. L’inquadratura nella vasca da bagno, inoltre, è un esplicito riferimento al video di Look What You Made Me Do. Infine l’ultimo riferimento è il più ovvio e al tempo stesso il più nascosto.

La trama è infatti ispirata al romanzo di Patricia Highsmith Strangers on a Train, che Eleanor (Hawke) legge all’inizio. È la storia di due sconosciuti che “si scambiano i crimini” per far sì che nessuno possa accusarli risalendo alla loro colpevolezza. Alfred Hitchcock nel 1951 ne trasse anche un adattamento. In questo caso non ci sono omicidi, ma una vendetta incrociata: quella di Drea contro il ragazzo che ha diffuso un suo sex tape e quella di Eleanor contro la ragazza che le ha fatto outing (cioè ne ha rivelato l’omosessualità contro la sua volontà) alle scuole medie, rovinandole la vita.

Costumi, scenografie, messa in scena. In una parola: AESTHETICS

Rimanendo in tema citazioni, se amate i film anni Novanta non vi sfuggirà che molti dei costumi di scena sono ispirati a quelli iconici di CluelessRagazze a Beverly Hills (1995). L’atmosfera però è chiaramente riportata ai giorni nostri, in un contesto di extra-lusso che ricorda Gossip Girl, ma 2.0. Architetture, scenografie, abiti e accessori rubano spesso la scena alla trama in sé, soprattutto nella prima parte del film, e non solo perché la prima metà di Do Revenge sembra qualcosa di già visto e senza spessore, ma proprio perché sono elementi ben studiati. Tutto trasmette familiarità (perché già visto) e lontananza (perché inarrivabile) e rende più facile sorprendere il pubblico proprio quando abbassa maggiormente le “proprie difese”.

La scena-meme di Sophie Turner

I don’t do cocaine! Se avete sentito o visto nel feed di Instagram questa battuta senza sapere da dove provenisse, ecco svelato il mistero. Diventata nell’immediato una scena-meme, l’urlo di Sophie Turner nei panni di Erica è tanto assurdo quanto esilarante. Poco rilevante ai fini della trama, se non per mostrare una parte importante del carattere di Drea (Mendes): furba e arguta, in grado di svicolare anche dalle situazioni più difficili, seppur a danno di qualcun altro.

Courtesy of Netflix © 2022
Courtesy of Netflix © 2022

Il colpo di scena, ovviamente

Se non volete proprio sapere di che si tratta, saltate quest’ultimo punto, ma accertatevi di guardare il film nella sua interezza, prima di bollarlo come la solita solfa teen.

Quando si scopre infatti l’identità della ragazza che ha rovinato la vita a Eleanor, tutti gli equilibri saltano e i personaggi mostrano un nuovo lato, molto più interessante e oscuro. La commedia diventa amara e dura, perché nasconde dietro sé dolore e umiliazione. Al tempo stesso rimane una storia di solidarietà (e cattivissima vendetta) femminile, con un grande colpo di scena.

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valeria-verbaro-framed-magazine
Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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