INU-OH di Masaaki Yuasa
INU-OH di Masaaki Yuasa

Esce finalmente in Italia, con due anni di ritardo, l’ultimo film di Masaki Yuasa, Inu-Oh (犬王), basato sul libro Tales of the Heike: Inu-Oh di Hideo Furukawa, presentato in concorso nella sezione Orizzonti alla 78esima Mostra di Venezia e candidato al Golden Globe come Migliore film d’animazione 2022.

Seguendo le potenti note che trasmettono i biwa della storia giapponese del XI secolo, il regista ci conduce su un viale pittoresco che taglia in due la storia del Sol Levante con una cruda forza che fa invidia ai migliori musical di Broadway e del West End.

Vi narrerò di due ragazzi

Nel XIV secolo in Giappone le storie della sconfitta del clan Heike, che risalgono a 300 anni prima, sono narrate solo dai suonatori biwa. Tomona è un musicista errante che un giorno incontra il talentuoso ballerino di Noh (antica forma di danza/spettacolo giapponese) Inu-Oh, disprezzato da tutti per il suo aspetto con caratteristiche fisiche anomale, ma pieno di vita. Presto il ragazzo, aiutato dal supporto musicale ed emotivo di Tomona, scoprirà quale potere nasconde la sua danza e qual è il suo oscuro passato.

Nelle pieghe storiche dell’epoca Muromachi, tra le fila di coloro che narrano la storia e placano le anime dei defunti, in un ambiente di feroce armonia e precaria bellezza, Yuasa ci conduce in un viaggio alle radici della fantasia della danza e della musica. Mescolando la storia e le tradizioni con la modernità disarmante, il regista dispiega un apparato fantastico travolgente e corroborante.

Siamo lontani dal buonismo occidentale e dalle storie smielate che finiscono in gloria eterna, e anzi, il finale non potrebbe essere più anti-climatico e dirompente; è una violenta irruzione della Storia in un contesto magico e pervasivo che da sogno diventa più che incubo, diventa realtà.

In un cammino coronato da fantasie

Le musiche splendide di Otomo Yoshihide sono rese eccelse dagli strumenti tipici di un Giappone fascinoso e da scoprire.

I numerosi stili di Yuasa si intrecciano in un mazzo di meravigliose animazioni. Ogni sequenza è costruita con uno schema concettuale che esalta la storia e l’intreccio: si inarca con splendore la musica, e la danza obnubila lo sguardo.

Più di una volta il mondo viene filtrato dalle percezioni di Tomona, completate dalle animazioni che restituiscono l’immaginazione creatrice del ragazzo, lo splendore di queste sequenze fa palpitare il cuore e tremare l’occhio dello spettatore.

Eppure sotto i mille veli danzanti si riesce ad intravedere quel meraviglioso stile grezzo e duro che è proprio del regista, quel suo marchio di fabbrica che ne ha fatto un artista in grado di elevarsi persino sopra le sue stesse opere audiovisive.

Lo stile di Yuasa è così impetuoso da rendere affascinante qualsiasi soggetto, qualsiasi disegno, se portasse al cinema i suoi disegni dell’asilo probabilmente ci incanterebbe anche con quelli. É uno dei pochi artisti che pone davanti all’opera il tratto, e per questo è da stimare, quantomeno come animatore.

INU-OH di Masaaki Yuasa

L’opera utile

Inu-Oh non è soltanto un prodotto audiovisivo artistico straordinario, coinvolgente e finemente realizzato, è anche utile. A differenza di molti degli ultimi film animati giapponesi, che o sono opere complete in sé stesse (Suzume, Belle) o sono parte di un franchise e quindi autoreferenziali (The First Slam Dunk, Evangelion: 3.0 + 1.0 Thrice Upon a Time), Inu-Oh è un portale per la Storia, la letteratura, il cinema e altre opere animate.

Lo stesso anno di uscita del film, lo studio d’animazione Science Saru ha prodotto Heike Monogatari, anime di 11 puntate diretto da Naoko Yamada (K-On!, La forma della voce), eccellente animatrice e regista, che adatta l’omonimo romanzo di guerra (Gunki Monogatari, lett, Racconti di guerra) del periodo Muromachi (1336-1573, in anticipo di molti secoli sui primi romanzi occidentali).

Ma l’ambientazione della guerra Genpei, lo scontro tra Minamoto/Genji e Taira/Heike, ci rimanda anche a quello che viene ricordato, non così spesso come dovrebbe essere, come il primo romanzo al mondo, il Genji Monogatari, scritto e pubblicato nei primi anni dell’XI secolo. E come non menzionare, per finire, l’ultimo episodio, Hoichi il senza orecchie, del capolavoro di Masaki Kobayashi, Kwaidan (1964), dove con il suo biwa e la storia degli Heike sconfitti a Dan-no-ura, il cieco Hoichi allieta persino le corti spettrali?

Inu-Oh si connette in maniera splendida ad altre pregevoli opere, note o meno, che hanno trattato o sono parte delle radici storiche e culturali di un paese profondo ed erudito come il Giappone.

Guarda la meraviglia su schermo

Persuaso? Che vuol dire persuaso? Vuol dire sicuro. Si sono persuaso. Sono persuaso che sia meraviglioso, parafrasando Django Unchained. C’è un’attualità dirompente nel film di Yuasa, che attinge dal passato per scrivere un musical incredibile e sfavillante. Sedersi in sala per farsi rapire dalle musiche, dalle animazioni e dalle danze è consigliatissimo.

Illustrazione originale di Danilo Manzi.

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Classe 1999, e perennemente alla ricerca di storie. Mi muovo dalla musica al cinema, dal fumetto alla pittura, dalla letteratura al teatro. Nessun pregiudizio, nessun genere; le cose o piacciono o non piacciono, ma l’importante è farle. Da che sognavo di fare il regista sono finito invischiato in Lettere Moderne. Appartengo alla stirpe di quelli che scrivono sui taccuini, di quelli che si riempiono di idee in ogni momento e non vedono l’ora di scriverle, di quelli che sono ricettivi ad ogni nome che non conoscono e studiano, cercano, e non smettono di sognare.

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