La neve nel cuore (The Family Stone, 2005)

La neve nel cuore (The Family Stone), Thomas Bezucha, 2005

Nell’immaginario collettivo Sarah Jessica Parker è ormai la perfetta Newyorker, sia nei panni liberi e sognanti di Carrie, sia in quelli più nevrotici, tesi e abbottonati di Meredith in La neve nel cuore.

Siamo di fronte a un grande classico delle commedie romantiche, soprattutto natalizie: le presentazioni ufficiali in famiglia e campane a nozze nell’aria. Il titolo originale allude proprio a un cimelio di famiglia che Everett (Dermot Mulroney) ha intenzione di regalare a Meredith. Qualcosa però attira la nostra attenzione nel momento in cui il classico punto di rottura dei film di questo genere arriva troppo presto. Pensavamo che l’unico ostacolo da superare prima del lieto fine fosse l’attrito tra la famiglia bohémienne di Everett e la rigidità di Meredith. E se non fosse esattamente così?

Un diverso punto di vista sulle commedie natalizie

Oltre all’anello di fidanzamento, il titolo orginale The Family Stone indica esattamente il gruppo di protagonisti. La famiglia Stone è un nucleo compatto, unito ma molto vario al suo interno. Soprattutto è la rappresentazione di una famiglia aperta e inclusiva, che affronta serenamente discorsi quali la disabilità, la sessualità in tutto il suo spettro, la malattia (e di fatto la morte). E parliamo di un film del 2005, quindici anni fa. Certo, non mancano momenti imbarazzanti, goffi e un po’ fuori misura, come accade spesso in queste commedie, tuttavia fa piacere guardare una storia leggermente fuori dai soliti binari.

Negli anni è diventato un piccolo, grande classico di Natale e al momento è disponibile in Italia su Amazon Prime Video.

Continua a seguire FRAMED anche su Facebook e Instagram per suggerimenti natalizi.

Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies. Tra questi, solo per dirne alcuni, rientrano gli studi post-coloniali, gli studi femministi e quelli etnografici.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui