The Harder They Fall CR: DAVID LEE/NETFLIX © 2021
THE HARDER THEY FALL: REGINA KING as TRUDY SMITH and LAKEITH STANFIELD as CHEROKEE BILL in THE HARDER THEY FALL Cr. DAVID LEE/NETFLIX © 2021

Un film di cui non si parla ancora abbastanza in Italia è The Harder They Fall, uscito su Netflix lo scorso 3 novembre e già unico nelle sue premesse.

Si tratta dell’opera prima di Jeymes Samuel, meglio conosciuto come The Bullits, produttore musicale, cantante e musicista (fratello del più celebre Seal). La musica, nemmeno a dirlo, gioca quindi un ruolo fondamentale nel film, soprattutto se a produrlo è una figura mastodontica dell’industria musicale statunitense come Jay-Z.

Così, tra brani degli stessi Samuel e Jay-Z e contributi d’eccellenza, da Kid Cudi a Ms. Lauryn Hill, la prima traccia sensoriale e tangibile che The Harder They Fall lascia sul suo pubblico è proprio quella musicale. Note, ritmi e lyrics (le potete ascoltare su Spotify) che si radicano nella cultura e nel messaggio trasmesso dal film. E vanno di pari passo, scandendone l’epicità.

Sì, epicità. Ovvero quel senso di grandezza e di rivoluzione con cui un progetto come questo nasce. Quell’iperbole di violenza che serve a dare forma non solo a un revenge movie ma a una vendetta ancora più ampia: storica e sociale.

These. People. Existed.

While the events of this story are fictional // These. People. Existed. Il cartello nero a inizio film dice proprio così: Mentre gli eventi narrati sono finzione// Queste persone sono realmente esistite. E lo scandisce, parola per parola, per farci entrare nell’ottica di un altro mondo possibile. Un mondo che, dal nostro punto di vista, non abbiamo mai osservato.

The Harder They Fall riunisce infatti in un’unica storia alcuni dei più celebri cowboys neri – che in realtà erano sia uomini sia donne – della storia americana. Nat Love, Stagecoach Mary,  Cathay Williams. Si ispira persino alla leggendaria gang di Rufus Buck, che in origine era composta da membri della tribù Creek, ma che qui invece diventa una temibile controparte black, guidata da Idris Elba e Regina King.

Queste persone sono esistite e non solo ne prendiamo atto: le guardiamo mentre riscrivono davanti ai nostri occhi il Mito di fondazione americano per eccellenza, il Western e la Frontiera.

HE HARDER THEY FALL (C: L-R): REGINA KING as TRUDY SMITH, ZAZIE BEETZ as MARY FIELDS. CR: DAVID LEE/NETFLIX © 2021
THE HARDER THEY FALL (C: L-R): REGINA KING as TRUDY SMITH, ZAZIE BEETZ as MARY FIELDS. CR: DAVID LEE/NETFLIX © 2021

Perché un Western all black è sempre rivoluzionario

Non è il primo, non sarà l’ultimo. Solo per fare un esempio, Sidney Poitiers ha scelto di debuttare alla regia, proprio come Samuel, con un western black nel 1972 (Non predicare…spara!). Il motivo per cui, tuttavia, sarà sempre una scelta rivoluzionaria e radicale è la riappropriazione della narrativa e delle dinamiche di potere.

Ciò che nello specifico rende The Harder They Fall ancor più rivoluzionario e radicale è la quasi totale assenza dell’uomo bianco. (Prendi questa, Tarantino! Si può fare un vero Western anche evitando al 100% gli slur razzisti! Senza nulla togliere a Django Unchained).

Gli scontri, violentissimi e splendidamente coreografati, riguardano faide interne e personali che eliminano l’uomo bianco dall’orizzonte dei problemi. È un altro capitolo, qualcosa di cui non curarsi al momento, perché non è più a lui che appartiene questa storia.

Iniziate a percepirla, l’epicità? È come dire: dimenticate tutto ciò che sapete sul Western, tutta l’ideologia sottostante. The Harder They Fall è qui per ribaltarla.

 THE HARDER THEY FALL - CR: DAVID LEE/NETFLIX © 2021
THE HARDER THEY FALL – CR: DAVID LEE/NETFLIX © 2021

E perché, tuttavia, il Western non può rinnegare se stesso

Non siamo però ingenui. Come si può ribaltare un genere senza conoscerlo a fondo? Bisogna imparare le regole per poterle infrangere davvero, con consapevolezza. E infatti il vecchio Western risale in superficie in The Harder They Fall, ma lo fa dal punto di vista formale, come punto di riferimento estetico.

Il cosiddetto establishing shot, per esempio, la prima inquadratura del film, è una scena piuttosto comune nel genere. Una calma apparente, nello spazio protetto e domestico della sala da pranzo, interrotta all’improvviso da un cruento pareggio di conti.

Jeymes Samuel assorbe tutto, dal Western classico agli spaghetti Western, poi però ce lo restituisce in forma nuova, andando oltre i soliti campi lunghi, piani americani e dettagli di sguardi e pistole.

In quanto esordiente dietro la macchina da presa, inoltre, non nasconde importanti riferimenti e citazioni che vanno ben oltre. La citazione più chiara l’abbiamo messa in copertina in questo pezzo: il gesto che Trudy (Regina King) compie con la mano per far muovere i suoi uomini. È lo stesso che compie Denzel Washington nel Malcolm X di Spike Lee.

Ma sempre da Spike Lee deriva, probabilmente, la scelta molto pop dello split screen in alcune scene chiave. Per stile e ironia ricorda molto BlacKkKlansman, non trovate?

Una volta individuati, questi elementi – che, come detto, vanno dalla musica ai riferimenti estetici – servono quindi a capire anche a chi è rivolto il film. È una storia godibile al di là delle barriere culturali, ma è senza dubbio pensata per chi nel mito Western non ha mai riconosciuto la propria gente e i propri ideali.

L’importanza del cast

In quest’ultimo senso, fondamentale è la scelta del cast: una pletora di star afroamericane e non solo (Elba è britannico) che continuano a riscrivere e ridefinire l’immagine della blackness nella quotidianità. Danno al pubblico la possibilità di trovare nuovi specchi in cui riflettersi (al di là della trama in sé), dimostrando ancora una volta l’importanza del pluralismo nella rappresentazione.

LaKeith Stanfield, Zazie Beetz, Danielle Deadwyler, Delroy Lindo, la lista è davvero lunga e ricca di grandi interpreti. Fra tutti, però, una menzione speciale va a Jonathan Majors, astro nascente del cinema e della televisione statunitense, vero e carismatico protagonista del film. Segnatevi il suo nome, se già non lo conoscete per Lovecraft Country, perché continuerà a stupirci.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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