Volevo nascondermi (2020), di Giorgio Diritti. Credits: web.
"Volevo nascondermi" (2020), di Giorgio Diritti. Credits: web.

Facile dire: c’è il trucco. Che c’è, aiuta e sorprende. Ma l’Antonio Ligabue di Volevo nascondermi è umano, dietro la maschera: nella voce che borbotta, bofonchia, sentenzia per tenera timidezza. Nella gestualità nervosa, incerta, delusa, dell’artista-bambino. Elio Germano solleva (quanto basta) il biopic dai suoi luoghi (troppo) comuni, con Giorgio Diritti (sempre) ispirato nel mostrare l’Italia rurale ora mite ora feroce, ora conformista ora solidale: contraddittoriamente umana, pure lei.

Volevo nascondermi, Giorgio Diritti

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Gettato nel mondo (più precisamente a Roma, da cui non sono tuttora fuggito) nel 1992. Segnato in (fin troppo) tenera età dalla lettura di “Watchmen”, dall’ascolto di Gaber e dal cinema di gente come Lynch, De Palma e Petri, mi sono laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (2014) e in Editoria e Scrittura (2018), con sommo sprezzo di ogni solida prospettiva occupazionale. Principali interessi: film (serie-tv comprese), letteratura (anche da modesto e molesto autore), distopie, allegorie, attivismo politico-culturale. Peggior vizio: leggere i prodotti artistici (quali che siano) alla luce del contesto sociale passato e presente, nella convinzione, per dirla con l’ultimo Pasolini, che «non c’è niente che non sia politica». Maggiore ossessione: l’opera di Pasolini, appunto.

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