Summertime - Credits: Netflix

Dal 3 giugno è disponibile su Netflix la seconda stagione di Summertime e la prima cosa che viene in mente, dopo averla divorata in un giorno di binge-watching, è che forse Netflix Italia ha finalmente capito come si fa una serie teen.

Se ricordate la recensione della prima stagione, nemmeno un anno fa, concludevo il pezzo dicendo che se negli episodi futuri non avessi alzato gli occhi al cielo a ogni dialogo fra adolescenti sarebbe stato già un ottimo risultato. E qualche miglioramento c’è stato, ma andiamo con ordine.

La nuova estate di Summer & CO.

Prima di tutto abbiamo bisogno di un po’ di coordinate. L’ultimo episodio della prima stagione aveva chiuso frettolosamente tutte le storyline, ma sembrava esserci un lieto fine tra Summer (Coco Rebecca Edogamhe) e Ale (Ludovico Tersigni). Scopriamo all’inizio della seconda stagione che invece la loro storia non ha retto la distanza Cesenatico-Barcellona. Ma a 18 anni, chiaramente, la vita va avanti. Entrambi hanno altri interessi romantici, e in pochi mesi cambiano e crescono. Anche se l’estate arriva per rimescolare gli equilibri e ridestare desideri apparentemente sopiti.

È così che, nel corso dei nuovi 8 episodi assistiamo a un continuo valzer di ex e nuove fiamme, non solo tra Summer e Ale, ma anche tra tutti i personaggi secondari. Un gioco di forti attrazioni che rende persino credibile l’assurdo quantitativo di voli aerei e viaggi messi in atto dai protagonisti per accorciare le distanze dell’amore. Inutile contarli, sono davvero troppi, ma diventa subito anche chiaro che sono una parte essenziale del magnetismo da binge-watching.

Episodio dopo episodio, queste fughe e rincorse senza sosta si iniziano a prevedere e a desiderare ugualmente. Dopo un anno e mezzo di pandemia, infatti, è forse il modo più semplice e inconscio di vivere, pur di riflesso, la sensazione di libertà, vicinanza e contatto che ancora non abbiamo riacquisito del tutto.

Cosa è migliorato dalla stagione precedente

Il primo ostacolo aggirato in questo bis, come già accennato, è la maggiore credibilità dei dialoghi. Si tratta sempre di scambi semplici di battute, sicuramente non perfetti ma almeno non così forzati come nella prima stagione. Non si percepisce più la fatica di restituire un’interazione falsamente spontanea. Traspare invece anche un nuovo equilibrio e una maggiore alchimia tra gli interpreti. Usando una metafora musicale, poi, la recitazione si è abbassata di un tono, è diventata più sciolta e più consapevole. E quasi certamente è merito di una maggiore forza della regia (di Francesco Lagi e Marta Savina).

Coco Rebecca Edogamhe e Giovanni Maini in SUMMERTIME, ep. 2x01 - Credits: Netflix
Coco Rebecca Edogamhe e Giovanni Maini in SUMMERTIME, ep. 2×01 – Credits: Netflix

Lagi, in particolare, torna anche in questa stagione dirigendo i primi cinque episodi in modo sensibilmente diverso dall’anno scorso. Rimane sempre quella certa propensione a creare l’immagine visivamente perfetta, il frame da videoclip (o da feed Instagram) che tanto piace alla Gen Z. Tuttavia questa volta la camera non si innamora dei primi piani dei protagonisti e cerca, invece, di creare relazioni.

Un altro punto a favore, allora, sono proprio i diversi atteggiamenti degli attori che rendono possibili queste stesse relazioni. Il gruppo già consolidato appare molto più sicuro di ciò che fa. Si ha l’impressione che nei mesi tra un’estate e l’altra, i loro personaggi siano davvero cresciuti e cambiati. Edo (Giovanni Maini) non è più il dolce imbranato della comitiva. Sofia (Amanda Campana) inizia a scavare nella sua solitudine e nei suoi dubbi, anziché nuotare in superficie. Dario (Andrea Lattanzi) ha abbandonato sia le moto che la musica. Si è perso e prova a rifugiarsi nella leggerezza, ma matura in fretta per inseguire un barlume di felicità: Rita.

Ale (Ludovico Tersigni) apparentemente immutato, è invece più adulto e distaccato che mai. È il primo a essersi allontanato, anche se forse ancora non comprende nemmeno quanto sia distante dai vecchi amici. E ovviamente rimane Summer (Coco Rebecca Edogamhe), che attraversa una trasformazione fisica, oltre che psicologica. Non è più la skater girl in T-shirt. È sensuale, meno introversa, fremente di aspettative e di desideri. Ed è infatti proprio attorno a questi ultimi che ruota l’intera stagione: chi è diventata Summer, chi vuole diventare, chi è disposto/a a starle accanto in questo mutamento.

Summertime - Credits: Netflix
Summer (Coco Rebecca Edogamhe) in SUMMERTIME – Credits: Netflix

Il discorso non sarebbe completo, però, senza Rita, Jonas e Lola. La forza della seconda stagione sta anche, cioè, nell’aver trovato dei nuovi personaggi interessanti, in grado di attrarre e incuriosire il pubblico.

Rita (Lucrezia Guidone), già nominata, è il nuovo interesse amoroso di Dario. Un fulmine a ciel sereno: una donna più grande, con un figlio. Appartiene a “un altro mondo”, che porta con sé e in cui è restia a far entrare chiunque altro. Jonas (Giovanni Anzaldo) è il nuovo cuoco del Bagno Paradiso. Uno spirito libero disarmante e affascinante al tempo stesso: il vero mentore di Summer in questa nuova estate. Lola (Amparo Piñero Guirao), infine, è la compagna spagnola di Ale, anche sua co-pilota nella stessa scuderia. Alleata e avversaria, dolce e temibile al tempo stesso. Una mina vagante in questa stagione, che si può tanto amare quanto detestare.

Pro e contro in vista di un terzo capitolo

I nuovi episodi di Summertime sono quindi riusciti a limare gran parte dei difetti imputabili alla serie, scolpendo ancor di più quel nucleo interessante che c’è sempre stato. Si parla in fin dei conti dei primi amori, della volubilità e al tempo stesso di quella straordinaria intensità delle prime storie e delle prime esperienze. Contemporaneamente, però, in questa seconda stagione non si parla più di prime volte, anzi si cerca si guardare al futuro con consapevolezza e coraggio, come in un rito di passaggio verso una nuova fase della vita (dopo la scuola e il diploma). È qualcosa che, se ben raccontato, riesce a coinvolgere un pubblico ben più ampio della fascia teen per cui il prodotto è pensato. Mai sottovalutare, infatti, il fattore nostalgia: l’emozione e il ricordo delle estati della propria adolescenza.

A ben vedere, inoltre, Summertime 2 non ha nessuna intenzione di rimanere l’ultimo capitolo della serie. Lo si comprende dal finale, sicuramente, ma anche dalla natura della narrazione stessa: una transizione verso nuove storie.

Nella terza stagione, allora, ciò che certamente vorremmo ancora trovare è il calore o la spensieratezza dell’estate. Spesso entrambi dettati dall’aggiornatissima playlist musicale. Ciò che forse si potrebbe eliminare senza snaturare il prodotto, però, è lo sguardo color blind nei confronti di Summer e della sua famiglia. Ne abbiamo già parlato (qui) e non si tratta di una critica pedante o di una presa di posizione. Al momento la scelta color blind è tanto valida quanto quella pluralista e color conscious che si è vista, all’opposto, in Zero.

Serve a far entrare e soprattutto a far rimanere nell’immaginario visuale personaggi solitamente non rappresentati, come gli italiani neri, senza sentirsi in obbligo di spiegare nulla. Ancora una volta, però, non fare mai riferimento alla blackness di Summer, della sorella Blue e del padre Anthony preclude a priori una serie di temi e situazioni reali che la serie, di conseguenza, non affronta. È un problema? Forse sì, nella misura in cui chi scrive la sceneggiatura è solo un team di italiani bianchi. Ma dovremmo chiederlo direttamente agli spettatori che si identificano in questi personaggi. O magari a Coco Rebecca e Alicia Ann Edogamhe e ad Alberto Boubakar Malanchino.

Intanto, però, nell’attesa di scoprire quali saranno gli sviluppi di un’eventuale continuazione, non perdete questi nuovi episodi.

S-D: Alicia Ann Edogamhe, Alberto Boubakar Malanchino, Coco Rebecca Edogamhe in SUMMERTIME - Credits: Netflix
S-D: Alicia Ann Edogamhe, Alberto Boubakar Malanchino, Coco Rebecca Edogamhe in SUMMERTIME – Credits: Netflix

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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